sub:stance talk
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Edoardo Bridda
- 10 Luglio 2013
Una bella chiacchierata con Scuba incentrata sull’ultima serata sub:stance – che si svolgerà domani, 12 luglio 2013, al Berghain e al Panorama Bar a Berlino – diventa la perfetta scusa per parlare con il producer di molti dei cambiamenti che la scena elettronica ha vissuto nell’ultimo lustro, in particolare riguardo alla transizione che ha interessato la dubstep e la bass music verso lidi più tipicamente dancefloor, prima techno e poi house (infine entrambi, con prevalenza di quest’ultimo).
Il concept Sub:stance è partito come una rischiosissima avventura che ha cercato di far conoscere le sonorità elettroniche di stampo britannico a un pubblico berlinese che fino ad allora non aveva dato grossi segnali d’apertura in tal senso. Dopo il successo del party iniziale con Mala e Shackleton in consolle, il team formato dal curatore Paul Rose (Scuba/ SCB), con l’aiuto organizzativo di Paul Fowler (boss di Massive Advance, Spymania Records e della Surefire agency) e la cura grafica e d’immagine di John Osborn (anche producer, dj e label manager di TANSTAAFL), ha progressivamente spostato l’interesse verso sonorità techno e house, tanto che, al voltar del decennio, pur non negandosi anche incursioni propriamente UK con jungle e d’n’b, il format finisce per attingere dall’intero spettro della scena europea (e non solo) portando a Berlino variegati producer quali Martyn, Francois K, Skream, Gilles Peterson, The Bug, Joker, Pearson Sound, Mount Kimbie, D Bridge, Deadbeat e molti altri.
Contestualmente, prima una mutazione techno della dubstep e poi un più ampio spostamento verso il dancefloor da parte di moltissimi producer (Paul Rose compreso), impongono scelte via via più distanti dagli obbiettivi iniziali, tanto da rendere necessaria una fine. Il party conclusivo chiuderà quindi il progetto in grande stile, attraverso una serata al Berghain e congiuntamente al Panorama Bar con Appleblim, George FitzGerald, Headhunter, John Osborn, Marcus Intalex, Martyn, ND Baumecker, Dillinja, Paul Spymania, Peverelist, Roska, Scuba, Shackleton, Trevino, Will Saul e Wookie. Seguirà quindi una compilation, in uscita il 22 luglio, in doppio vinile, SUB:STANCE / 072008 072013 con protagonisti, tra gli altri, Addison Groove, Appleblim, Trevino oltre allo stesso Rose presente con entrambi gli alias. Il lascito dell’esperienza rivivrà comunque, con rinnovato stile, nelle serate Hotflush previste nell’immediato futuro al Panorama Bar.
Nell’intervista, il producer ci racconta, inoltre, della sua label, la Hotflush, di come si è evoluto il progetto SCB e del perché si è stancato della scena UK dandoci qualche anticipazione, infine, sul prossimo album targato Scuba e sulla possibilità sempre più concreta di un LP sotto il citato alias dancefloor.
Iniziamo con una domanda di carattere conoscitivo. Hai curato la serata fin dall’inizio o sei arrivato in un secondo momento? Che approccio ha caratterizzato il tuo lavoro rispetto a quello di un Paul Fowler che figura come co-curatore degli eventi sub:stance?
Il concept della serata è stato curato principalmente da me e ne sono stato il principale input creativo fin dall’inizio. Tutte le decisioni organizzative tuttavia, sono state prese assieme a Fowler. Di fatto siamo sempre stati partner 50-50 del progetto. Entrambi, infine, ci siamo trasferiti a Berlino circa nello stesso periodo nel 2007 e per molti anni lui è stato il mio booking agent. In pratica, abbiamo lavorato assieme in molte differenti attività musicali.
Le sub:stance night sono cambiate molto dall’inizio. E anche la tua musica è cambiata sostanzialmente dal tuo trasferimento a Berlino. Eppure la sub:stance compilation 072008 072013 mostra ancora una interessante fusione e interazione tra un preponderante Berghain sound e alcuni vitali guizzi UK bass (penso soprattutto al brano di Addison Groove). La mia domanda è: come hai vissuto questa transizione? Ci sono stati dei momenti di svolta o è stato semplicemente un processo naturale?
Una delle ragioni che hanno portato alla chiusura del progetto è stata che la musica che conteneva è andata troppo oltre il concept iniziale. Ed è accaduto per un sacco di ragioni. La parte deep del dubstep che è stata pesantemente influenzata dalla techno è stata un’avventura piuttosto breve; molti dei produttori chiave al tempo pensarono che sarebbe stato più sensato fare house o techno e in questo contesto sostanzialmente mi sono mosso anch’io lungo questo periodo. D’altra parte il concept del sub:stance voleva rappresentare una certa parte dello UK sound e quest’ultimo si è spostato, già al tempo, verso una direzione house, a partire dallo UK Funk che stava già accadendo nel 2008. E’ stato dunque un processo naturale e, da quello che puoi vedere dalla programmazione delle serate durante gli anni, pian piano la scaletta ha compreso sempre più house e techno. Non dimentichiamo infine che abbiamo anche fatto altre cose: per esempio la jungle e la drum’n’bass sono sempre state parte di ciò che abbiamo portato avanti.
Durante il sub:stance hai fatto un paio di back-to-back con John Osborn e suonato sotto l’alias SCB. Puoi raccontarmi di più a proposito della nascita e dello sviluppo di questo progetto?
SCB è nato, originariamente, come un outlet per le mie cose techno e house, e questo prima che avessi realmente pensato di farla diventare una cosa full time. Andando al Panorama Bar per la prima volta, ecco quella è stata l’esperienza che ha catalizzato il tutto. L’ho trovato un posto molto emozionante e coinvolgente e quello che provo non è cambiato durante il tempo, tanto che è tuttora il mio posto preferito per suonare. Che sia notte o giorno l’atmosfera lì è incredibile. Tornando a SCB, ora è un progetto molto più techno che house e questa è la via in cui lo sento crescere. Inoltre sto pensando seriamente anche di pubblicare un LP sotto questo alias e la cosa si sta facendo sempre più concreta. Tuttavia, c’è un altro album a nome Scuba che arriverà sicuramente prima.
Se dovessi fare una classifica delle migliori serate sub:stance quale sceglieresti e perché?
Il primo dei party che abbiamo fatto è stato ovviamente speciale. Nessuno poteva immaginare se avrebbe funzionato o meno e pertanto è stato un enorme rischio per tutti gli organizzatori. Che sia stato un successo è stato strepitoso! A parte quello, le serate che ancora non mi levo dalla testa sono i compleanni, specialmente il secondo con Monolake e la sua sonorizzazione in surround e il terzo con Gilles Peterson e Mount Kimbie. Quelle sono state notti speciali, stavamo dando a Berlino qualcosa di differente. Ed era quello che volevamo fare con il sub:stance fin dall’inzio.
Stiamo seguendo con attenzione qui a SA le vicende di label come Tectonic e Keysound. C’è un sacco di movimento e vitalità proveniente da una new wave di dubstepper che non stanno stanno suonando dubstep, diciamo, in una maniera ovvia. Un amico mi ha introdotto un’interessante tag: post-garage. Per farla breve, ora come ora sei più interessato alla scena berlinese e germanica rispetto a quella UK o è ancora una cosa fifty-fifty?
In tutta onestà ho perso completamente interesse sia per il dubstep che per la bass music in generale. So che ci sono ancora cose valide che stanno accadendo in questo periodo ma, per ciò che mi riguarda, le ho indagate alla morte e la mia carriera è sempre stata caratterizzata dall’esplorazione di nuove direzioni. Poi, chiaro, techno e house non sono cose nuove di per sé, ma il mio coinvolgimento in esse è fresco per come lo sento, come sento pure di voler averci a che fare ancora per molto. Una parte di ciò che mi interessa di queste sonorità è la distribuzione non geograficamente allineata. La scena bass è così chiusa. E’ una cosa eminentemente UK ed è per questo che a un certo punto mi sono chiamato fuori . C’è così tanto da scoprire nel mondo…
Ci racconti qualcosa della tua label, la Hotflush? Hai pubblicato moltissime cose differenti da altrettanti producer, oguno con un proprio stile. Pensi che le cose continueranno in questa direzione oppure hai pensato d’intraprendere una qualche strada o concept?
Ciò che ho cercato di fare con l’etichetta fin dall’inizio è stato pubblicare musica interessante e, dunque, la label è sempre stata un spettro di possibilità piuttosto aperto. Negli ultimi due anni mi sono focalizzato di più sull’house e meno sulla techno, ma non sono mancati i colpi di scena. Non penso che le cose cambieranno nei prossimi due anni, continuerò a pubblicare house e techno e per il momento è ciò che ti posso dire.
Cosa c’è nel futuro di Scuba? La tua nuova traccia, August, contenuta nel box set SUB:STANCE / 072008 072013, mi ha fatto venire in mente le sonorità dell’ultimo album di Ikonika che uscirà questo mese. In particolare, parlo di una interessante ricerca che incrocia i synth degli 80s, l’electro funk e le prime cose techno e house. Potrebbe rientrare, pure, in qualcosa catalogabile all’interno del purple sound continuum. Pensi sia un indizio?
August è stata incisa grossomodo nello stesso periodo di Personality, per cui non la vedrei molto all’interno di una direzione futura. Sto lavorando a un nuovo album in questo momento che sarà diverso nelle modalità e nelle influenze tanto quanto i precedenti, anche se può darsi che mi concentrerò di più sulle canzoni, piuttosto che sui ritmi. C’è ancora molta strada da fare però. Non uscirà prima del prossimo anno. E naturalmente c’è SCB, con nuovo materiale e un sacco di show in tutto il mondo. E’ un periodo veramente pieno. Me lo sto godendo e spero che continui per molto tempo.
