Una poltrona per due – “The New Pope” – Episodi 2 e 7

Presentato fuori concorso alla 74ª Mostra di Venezia, nella forma di “film introduttivo” che univa i primi due episodi, The Young Pope si era dimostrata una piacevole ed intelligente sorpresa, in grado di proseguire la riflessione sul potere del suo autore e far scomparire qualsiasi dubbio a riguardo (che erano rivolti alla possibilità di amalgamare la sua particolarissima visione estetica con la classica “dilatazione” ad episodi). Nonostante in passato abbia più volte dichiarato di non essere interessato alle qualità scadenti della televisione, come esplicita la divertente parodia di una fiction di Canale 5 contenuta nel dittico Loro 1 e Loro 2, Paolo Sorrentino ha voluto cogliere per la prima volta le opportunità offerte dalle opere destinate alle reti televisive contemporanee o alle vincenti piattaforme di streaming; d’altronde non è una novità che si sia ritrovato più volte a dover tagliare drasticamente i suoi film (La grande bellezza ha avuto anche una versione estesa), non potendo tradurre in immagini tutto quello che aveva scritto e riscritto a monte. Anche per questo non sembra totalmente superfluo il continuo di una storia che aveva già un suo degno finale.

Alla fine di The Young Pope, Lenny Belardo/Pio XIII (Jude Law) sveniva per un malore sotto gli occhi della gremita piazza di San Marco. Dopo aver perso il sostegno dell’amico d’infanzia (l’assassinato cardinale Dussolier interpretato da Scott Shepherd) e la guida della fedelissima Suor Mary (Diane Keaton), partita per l’Africa con l’intento di occuparsi di un orfanotrofio, il giovane papa aveva deciso di comparire per la prima volta in pubblico durante la messa natalizia, andando contro la poco ortodossa scelta di nascondersi tra le ombre delle mura vaticane (alla stregua dei Daft Punk e Mina). Attraverso una piccola e rivelatrice soggettiva, si era intuito che la causa principale dello svenimento era stata la presenza in mezzo alla folla dei genitori di Lenny, i quali lo avevano abbandonato da piccolo alle porte del convento in cui abitava una giovane Mary; un trauma che non ha mai superato e che lo ha tormentato con incubi ricorrenti.

Sempre prodotta dalla collaborazione di Sky con HBO, The New Pope è la seconda stagione della serie di Sorrentino ed è stata presentata alla Mostra di Venezia di quest’anno (nuovamente fuori concorso) in una combinazione che lascia abbastanza basiti e infastiditi, al di là del grande potenziale del suo interessantissimo contenuto. Dopo un breve riassunto della prima stagione e degli eventi principali del nuovo episodio pilota, si sono susseguiti in ordine il secondo e il settimo, intervallati da un nuovo breve riassunto di quello che accade nel mezzo; inoltre, ogni puntata è stata introdotta da due differenti sigle, una sessualmente esplicita e l’altra molto ironica (da qui sono tratte le prime immagini pubblicate), e questo ha portato ad un’ulteriore frustrazione.

[È praticamente impossibile analizzare a fondo ciò che si è visto, pertanto seguirà un commento superficiale e contenente spoiler]

Dopo l’improvvisa morte di Papa Francesco II, colui che ha sostituito Pio XIII dopo la caduta nel coma, nel secondo episodio si viene a creare una delegazione vaticana formata dal cardinale Voiello (sempre grande il nostro Silvio Orlando), il cardinale Gutierrez (Javier Càmara), il cardinale Assente (Maurizio Lombardi) e la responsabile marketing Sofia Dubois (Cécile de France). Il loro obbiettivo è convincere il cardinale (e sir) John Brannox a ricoprire il ruolo di nuovo papa. Vera novità della serie, l’affascinante personaggio di John Malkovich si considera fautore di una «via media», come descrive nel suo famosissimo e omonimo saggio, utile a far dimenticare i crudeli estremismi di Belardo. Rinchiuso all’interno della sua fortezza, un maniero della contea inglese che ricorda quello di Downton Abbey, vive uno stato di profonda depressione che cerca di attenuare con l’isolamento o con la musica (è suonatore d’arpa); «l’imperfezione del mondo» risponde quando gli viene chiesto per quali motivi potrebbe piangere. Con i suoi abiti eleganti e la matita nera sotto gli occhi (ricorda sia Cheyenne di This Must Be the Place, sia Jep Gambardella de La grande bellezza), Sir Brannox è il classico personaggio annoiato di Sorrentino, arroccato nella sua immensa cultura («Lei semplifica troppo, Voiello») e condannato nella triste condizione di «uomo fatto di porcellana». Dato che il cardinale Voiello è troppo pragmatico e Sofia non è capace di avvicinarcisi, saranno le poetiche parole di Gutierrez a convincerlo ad accettare il difficile compito di Papa («essere un Papa è un martirio»). In realtà, ad accompagnarlo nella decisione non è solo l’intenzione di riavvicinare la Chiesa al popolo, ma anche una voglia di riscattarsi dal senso di colpa per la morte prematura del fratello.

Il settimo episodio si apre all’insegna di un attacco terroristico nei confronti del Vaticano, tanto terribile da aver danneggiato persino la Pietà di Michelangelo. Giovanni Paolo III, questo è il nome da Papa di Sir Brannox, è al potere da un anno e questo evento lo turba al tal punto da rinchiudersi nelle sue stanze per riattaccare i cocci del suo spirito. Nel frattempo, come ci si poteva aspettare, Lenny si risveglia miracolosamente dal coma, anche se il dottore che gli è stato affidato non abbia dato alcuna tipo di speranza “scientifica”. Ruotando intorno al concetto di miracolo e dell’incomunicabilità tra il fedele e Dio, la puntata risulta meno interessante di quella precedentemente mostrata, funzionale solo a ricordare allo spettatore la divertente tracotanza del personaggio di Jude Law.

Non ci resta che aspettare la messa in onda dell’intera stagione, sperando che possa eguagliare (se non superare) la scandalosa bellezza della prima. Comunque, se queste sono le premesse, The New Pope si candida a sequel degno, soprattutto grazie alla commovente interpretazione di Malkovich.

2 Settembre 2019
2 Settembre 2019
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