The Sonic Youth family online
Breve guida aumentata allo streaming perverso

Il lockdown ha bloccato interi scomparti dell’industria discografica mondiale, dai distributori ai record store, fino a qualsiasi possibile attività dal vivo, ma la rete è riuscita quantomeno a tenere accesa la passione musicale, intensificando e persino inventando nuove modalità di consumo artistico: è stata invasa da dirette streaming e opere inedite, tanto che questo periodo ha goduto di eccitanti momenti di condivisione, fondamentali nel mantenere attivamente in contatto una grande comunità di appassionati, musicisti e addetti ai lavori.

Nell’invasione saturante del panorama digitale chi non è stato certo con le mani in mano sono stati i Sonic Youth. La band ha caricato una mole considerevole di registrazioni sul Sonic Youth Archive, alla quale s’aggiungono le pubblicazioni tirate fuori dai cassetti dai suoi singoli membri. È proprio in questo marasma che questa guida cercherà di far ordine: da una parte nella consapevolezza di non poter essere esaustivi (nel mentre leggete, probabilmente il catalogo sarà cresciuto o quantomeno trasformato), dall’altra cercando di dispensare consigli riguardo al recupero di ulteriori uscite fisiche, e da qui l’aggettivo “aumentata” del titolo, nell’intento di fornire un quadro il più utile e organico possibile.

La prima novità non è una novità in realtà, la messa in rete di live appartenenti all’intero arco artistico della band è già iniziata da un paio di anni, ma con la nuova infornata siamo oramai a oltre venti titoli e altri sicuramente ne arriveranno. Partendo dagli anni ’80, la vera epifania è Live In Venlo del 1983, pubblicato in edizione limitata dal Sonic Death Funclub nel 1995. La cosa che lo rende tanto affascinante è il suono particolarissimo, una cupa timbrica post punk che ne aumenta l’effetto suggestione: un buio per nulla rassicurante che le chitarre di Brother James, Kill Yr. Idols e Confusion Is Next sferzano come tuoni nella notte. Lo spirito primordiale di Confusion Is Sex rivive nel modo migliore proprio qui dentro.

Di qualche anno successivo invece Hold That Tiger, registrato al Cabaret Metro di Chicago nel 1987 e stampato sulla personale Goofin’ nel ’91: il set contiene molti brani di Sister, uscito lo stesso anno, e classici da Evol e Bad Moon Rising, più un consistente bis di quattro cover dei Ramones, tra cui la splendida di Beat On The Brat, presente sul folle EP Master=Dik del 1987, che, come scritto nelle note d’edizione, Paul Smith, capo della Blast First, ha implorato di non pubblicare. Beh, fortunatamente adesso anche il lancinante 7’’ è online, e la fraintesa uscita conferma al contrario la sardonica capacità “collagistica” dei quattro di appiccicare senza pietà strambi brani improvvisati, divertissement vocali, sgraziate registrazioni radiofoniche e una title track fuori di testa. Potete nondimeno trastullarvi con un altro live al Cabaret Metro di Chicago, quello del 1988, che mostra la band in forma smagliante che affonda in chiusura una I Wanna be Your Dog da brividi. Punk di classe anche su Live at City Gardens 1987, che oltre a colpire immediatamente al cuore con Schizofrenia, regala una Hot Wire My Heart dei Crime degna del suo nome. Per godersi invece un po’ di Daydream Nation è assolutamente da ascoltare Live al CBGB’s 1988, ultima tappa del tour mondiale di quell’anno, altrimenti saltate i decenni fino all’emozionante Daydream Nation Live in Glasgow, Scotland 2007, appartenente ad un’altra tournée, in cui Nostri hanno eseguito magistralmente l’intero album dal vivo per il trentennale dalla pubblicazione.

Fuori dalla rete ed entrando in tema di recuperi fisici dello stesso decennio, è sicuramente da mettere nella propria collezione l’ottimo live allo Smart Bar di Chicago 1985, stampato dalla Goofin’ nel 2012, contenente una quantità di classici sparati a un livello esaltante. Non bisogna però dimenticare un’altra perla assoluta del primissimo periodo, ovvero Sonic-Death Sonic-Youth Live, pubblicata in cassetta dall’Estatic Peace di Moore nel 1983. Un disco intenso che mette assieme spezzoni di concerti che vanno dal’81 all’83, con una scaletta che pesca dall’omonimo primo EP sulla Neutral Records di Glenn Branca, da Confusion Is Sex e da Kill Yr. Idols. Oltre alla gustosa timbrica simile a Live in Venlo, il disco ha anche un delizioso effetto estraniante provocato dal montaggio violento di pezzi interrotti brutalmente attaccati all’inizio degli altri. Se siete amanti del tocco lo-fi, beh, questo è un altro oggetto che fa assolutamente per voi. I fan della quotazione che non badano a spese possono mettersi a caccia del nastro, altrimenti si può risparmiare qualche soldo cercando di accaparrarsi una delle molteplici ristampe in CD degli anni successivi.

Venendo ai ’90, sicuramente è da ascoltare Blastic Scene, live a Lisbona del 14 luglio 1993 stampato in poche copie nel ’95 dalla portoghese Moneyland, e messo in rete per commemorare i 26 anni di Experimental, Jet Set, Trash and No-Star. Potrete godervi il primo show in assoluto dei noisers newyorchesi in Portogallo, nel quale venivano presentati in anteprima molti brani inediti che poi avrebbero composto Experimental, Jet Set, Trash and No-Star, appunto, come una versione un po’ differente ma già da brivido di Bull In The Heather.

Da aprile trovate nell’archivio sonico anche una consistente parte di volumi usciti in formato fisico nella serie SYR (Sonic Youth Recordings). Il sesto, Koncertas Stan Brakhage Prisiminimui, vede i Nostri assieme al percussionista Tim Barnes musicare le immagini del regista sperimentale Stan Brakhage in un live del 13 aprile 2003, benefit per il centro di documentazione filmica Anthology Film Archives; mentre lo splendido volume 7, J’Accuse Ted Hughes, si compone di due frastornanti improvvisazioni radicali: la title track  immortalata dal vivo durante il primo All Tomorrow’s Parties festival l’8 aprile del 2000 (edizione curata quell’anno dai Mogwai), e Agnes B Musique, registrata in quintetto con Jim O’Rourke nel Murray Street Studio nel 2001 per una collaborazione mai realizzata con la designer di abbigliamento francese Agnes B. Si continua con l’esaltante volume 8, Andre Sider Af Sonic Youth, collaborazione dei sonici con Mats Gustafsson e Merzbow, immortalata nel rumorosissimo live al festival di Rockside in Danimarca del primo giugno 2005, mentre è da poco comparsa in rete anche la prima collaborazione dei quattro con O’Rourke, che poi sarebbe entrato per un periodo stabilmente in formazione registrando NYC Ghosts and Flowers e Murray Street. Invito al cielo, volume 3 della serie e con il titolo in esperanto, raccoglie tre composizioni di collisioni chitarristiche e tensioni elettroacustiche, con una Radio-Armatoroj che non fa prigionieri.

Tra i volumi della serie mancanti nell’archivio il consiglio è quello di recuperare il doppio volume 4, Goodbye 20th Century, un sentito omaggio ad alcuni influentissimi compositori del ‘900 nel quale i Sonic Youth si cimentano in rifacimenti di brani di John Cage, Yoko Ono, Steve Reich, Christian Wolff, Pauline Oliveros e altri ancora, avvalendosi dell’aiuto di O‘Rourke, Christian Marclay, William Winant, Wharton Tiers e Takehisa Kosugi, nonché della partecipazione vocale di Coco Gordon Moore (figlia di Kim e Thurston) nei 17 secondi di Voice Piece for Soprano. Ma se volete entrare immediatamente nello spirito del disco, allora potete godervi un bel po’ di pezzi riproposti nell’ottimo Live At L’Olympia 2001, che mostra perfettamente come la loro vena rock sia sempre stata infarcita di ricerca. Cosa ancora più evidente nella scelta di brani dal repertorio sonico posti in chiusura: Side2Side, She’s Not Alone e un’esasperata NYC Ghosts and Flowers sono esempi cristallini di no wave che incontra la contemporanea distillando la nuova visione di noise rock di fine millennio. Manca all’appello anche il primo volume della serie, il bellissimo Anagrama, ma, fintanto che cercate di premunirvi del CD, potete assaporare il brano nella sua versione dal vivo su Live in Los Angeles 1998. E poi dentro ci sono anche le ottime Sunday e Kareen Koltrane.

Arrivando ai 2000 si nota come la band newyorchese non abbia mai perso smalto e inventiva continuando a piazzare ottimi dischi. Sono molto indicativi a riguardo i concerti del periodo e la scelta, a dire il vero, non è affatto facile. Personalmente il cuore mi avrebbe portato verso il Live At Cabaret Metro Chicago 2002, show organizzato in occasione del ventesimo anniversario del club chicagoano (una vera e proprio seconda casa sonica a quanto pare), che affianca classici intramontabili come 100%, Shadow Of A Dubt e Eric’s Trip a canzoni più recenti. Purtroppo però la splendida Kareen Revisited soffre dell’eccessiva velocità dell’esecuzione e la cosa non fa godere a pieno di uno dei loro pezzi migliori del nuovo millennio. Così, potendo permettersi di scegliere in questo oceano di bellezza, è consigliabile partire da Live At The Orange Peel 2004 con ottimi rifacimenti da Sonic Nurse: il frastuono di Patterns Recognition, la ranaldiana Paper Cut Exit e una Mariah Carey and the Arthur Doyle Hand Cream strepitosa. E comunque in scaletta non manca il tiro di Teenage Riot e la chiusura con Express To Your Skull. Un altro recupero che merita di essere ascoltato è Live At All Tomorrows Parties 2000, che ha ispirato il leggendario titolo di NME, «Goodbye 20th Century, Goodbye Talent». Apre con i venti minuti abbondanti di J’accuse Ted Hughes (pubblicato su SYR7) e anticipa molti brani che sarebbero finiti su NYC Ghosts & Flowers, come Free City Rhymes, Renegade Princess in versione strumentale, Side2Side, Nevermind (What Was It Anyway) e la stessa title track.

Per il decennio successivo si va a colpo sicuro con Live In Brooklyn 2011, che sputa fuori versioni infuocate di Death Valley ’69, Tom Violence, Drunken Butterfly e la chicca di Psychic Hearts dal primo disco solista di Moore. Oltre a questo bendidio, ci sono poi i succulenti contributi messi online dai singoli membri della band. Thurston Moore per l’occasione ha tirato fuori dai cassetti e pubblicato via Bandcamp cinque tracce inedite risalenti al 2000. Una My Daze del Thurston Moore Group che viaggia sul tenore delle sue tipiche uscite soliste e altre dal piglio più diretto risalenti al periodo Chelsea Light Moving: l’ipnotica Sunday Stage che fa il verso all’ossessiva Groovy And Linda, l’indie sbalzato di distorsioni sature di Telegraph, il ritmo dance scuro di Instant Transcendent Conjecture e una sferragliante No Go nella quale il Nostro si prende poco più di un minuto per dire che «il punk rock ha a che fare con il divertimento a tutto volume e con la lotta per i tuoi diritti mentre ci si guarda l’un l’altro nella fossa». Da pochissimo in rete c’è anche un sesto brano inedito, la strumentale e acustica Lords and the Ladies, ottimo pezzo à la Demolished Thoughts registrato nel 2015 assieme al cantautore inglese Michael Chapman e portato dal vivo nel tour di quell’anno. Sei outtakes di qualità.

Non da meno il collega Lee Ranaldo, che ha pescato registrazioni rare o fuori stampa da tutta la sua carriera, piazzandone di gustose dal suo catalogo più sperimentale, quello inaugurato con il visionario From Here To Infinity del 1987 su SST, con tanto di splendida copertina a cura di Savage Pencil. Un ascolto propedeutico obbligatorio prima di inoltrarsi nei meandri dello streaming: un’opera prima noise drone scritta con una pratica creativa estensiva (alcuni brani sono stati realizzati direttamente nello studio di mastering in cui ha avuto luogo il taglio del vinile originale) e pensata per l’ascolto attivo (almeno nella sua prima stampa vinilica): entrambi i lati terminano con dei solchi di blocco permettendo all’ascoltare di far scorrere gli ultimi secondi in loop inifinito, e il disco, nonostante la finalizzazione a 45 rpm, porta la denominazione “varispeed”, lasciando intendere che può essere usufruito con soddisfazione a qualsiasi velocità.

Venendo ai recenti ripescaggi messi online si inizia con Demons: Music For Stage And Screen, pubblicato nel 2005 dall’etichetta francese Les Disques Du Soleil Et De L’Acier. Un album di ottime composizioni avant scritte da Ranaldo ed eseguite assieme a musicisti del calibro di William Hooker, Alan Licht, Günter Müller e Christian Marclay, per dire. Si continua con Scriptures of the Golden Eternity, tre estese e suggestive registrazioni live soliste del periodo 1988/1989 uscite nel 1993 su Father Yod; mentre Outside My Window The City Is Never Silent: A Bestiary è una conturbante e lunga traccia para-concreta che mescola frammenti da differenti opere, suoni di altri musicisti e dialoghi di Charles Bukowski, Raymond Carver, George Cowdery, Thom Degesu, Kim Gordon, Courtney Love, Thurston Moore, nonché del figlio Cody Ranaldo, della compagna Leah Singer e di Lee in persona. Sulla stessa scia concettuale, Dirty Windows unisce testo, immagini e suono muovendosi tra rumorismo, field recording, improvvisazione e spokenword, il tutto accompagnato dalle foto della Singer. Un album affascinante in cui la sentita interpretazione di Ranaldo scorre su timbriche crude, nelle quali spuntano qua e là le collaborazioni di Steve Shelley (batteria), Thruston Moore (chitarra), Michael Morley (chitarra e synth), del compianto Epic Soundtracks (batteria) e in una traccia persino il flauto del figlio Cody. Quattro brevi flussi di stratificazioni chitarristiche compongono invece il raro Countless Centuries Fled Into The Distance Like So Many Storms (disegni ancora di Savage Pencil), 12’’ pollici oneside in edizione limitata uscito nel 2008 per i tipi della storica Table Of The Elements. Come dice Steve Albini, «un piacere assoluto per la mente e per le orecchie».

Lee ha poi continuato a omaggiare i fan ripescando due interessantissime tracce singole: la dirompente My Dad Is Car, cover degli Hanatarash, storico combo nipponico dedito ai volumi oltraggiosi, pubblicata nel tributo alla band del 1995 Snake Is Long, Don’t Fall The Audio Hole, che tra gli altri vedeva in scaletta abilissimi maltrattatori del suono come Emil Beaulieau e Macronympha; e 2 Gtr Practice un brano synth psichedelico in odore di nowave dei Flucts, la sua band pre-gioventù sonica formata assieme a David Linton (batteria), Stuart Somer (tastiere) e Fred Riedel (chitarra).

Ma la cosa più recente apparsa sul suo Bandcamp è la bomba di Amarillo Ramp (For Robert Smithson) uscita nel 1998 su Starlight Furniture. La lunga title track è il suo accorato tributo all’artista Robert Smithson, flusso stupefacente di derive isolazioniste, chitarre contundenti e fraseggi elettroacustici, il tutto masterizzato da Rafael Toral. Si prosegue con il noise astratto di Non-Site #3, dove alla chitarra del nostro si aggiungono le corde di Moore e i tamburi di Shelley, e due brevi soundtrack: il suggestivo spoken word su fraseggi chitarristici di Notebook e Here, splendida traccia acustica di notevole poesia scritta per il film della Singer e già contenuta nella storica compilation Guitarrorists del 1991. Per non farsi mancare nulla, il disco chiude in bellezza con l’ottima interpretazione di Isolation di John Lennon (ancora Soundtracks dietro le pelli), per la quale proprio durante il lockdown Ranaldo ha editato un nuovo video con spezzoni inviatigli da amici di tutto il mondo, pubblicando un toccante racconto di questo triste periodo pandemico.

Ma se il vostro appetito è implacabile, allora dovete sperare che Ranaldo metta in rete un’altra uscita di pregevole bellezza come Maelstrom From Drift, pubblicata nel 2009 dalla Three Lobed. Ancora un disco di composizione avant-garde che racchiude la sua passione per il patchwork raccogliendo brani registrati in contesti e momenti differenti. Una scaletta di ottimo livello della quale è d’obbligo citare Glacial Trio dei Glacial, che vede in azione Ranaldo assieme alla cornamusa di David Watson e al batterismo sempre mirabile di Tony Buck dei Necks, le ottime “concretezze” di Afternoon Saints e Trighplane, le fredde manipolazioni elettroniche di Semen Injection e l’assalto all’arma bianca condotta con Sudden Infant in Spkr Test.

Anche Steve Shelley ha soffiato sulla polvere ripescando un delizioso lavoro registrato nel 2009 assieme agli spacepunx Disappears e al duo sperimentale dei White/Light e rimasto in un cassetto per dieci anni. Disappears + Steve Shelley + White​/​Light viene da una session pomeridiana a briglia sciolta nella quale il settetto – con tanto di due batterie – si è lanciato in scorribande senza regole: un tiro avant rock di grande impatto che vibra tra assalti psichedelici, rarefazioni ambientali e distese desertiche; il tutto arricchito dalle incursioni elettroniche di Jeremy Lemos e Matt Clark. Purtroppo lo scioglimento dei Disappears fece accantonare l’idea della pubblicazione di questo gioiellino, ma finalmente possiamo gustarcerlo sul Bandcamp della sua Vampire Blues. Tanto che poi ti viene voglia di rimettere su anche Pre-Language, unico album dei Disappear con Shelley in pianta stabile, per godere ancora un po’ di derive psycho-kraut. E perché no, se vi rimane ancora un po’ di fame e volete appagare il vostro senso tattile con la corporeità di un altro disco fisico, provate a recuperare l’oscuro e poco citato di Train Songs dei Two Dollar Guitar (come resistere a una band di cotanto nome?), trio di Shelley, Dave Motamed e Tim Foljahn. Un intrigante album strumentale che scorre tra ombrosi scampoli score, ambientalismo spurio e low-budget rock.

Tornando a spulciare nell’archivio della band madre, potete rivedere assieme i tre maschietti sonici in azione sul notevole New York – Ystad registrato con il sassofonista Mats Gustafsson. Due disarmanti tracce per più di un’ora di impro oltranzista, tra bordate rumoriste e trattenuti flussi corrosivi. Gustatevelo nella sua versione digitale perché, a parte la bellezza del tiro, il disco fu stampato in solo 100 copie come parte del Black Box Kulturbro 2000, corposo cofanetto con una quotazione che attualmente si aggira sui 1,500 euro, come minimo.

Chiudiamo la guida con un ultimo recupero fisico, visto che di Kim Gordon non sono spuntate in rete registrazioni al di fuori del coacervo sonicyouthiano. Oltre a riascoltare l’ottimo No Home Record dello scorso anno e lo splendido The Switch dei Body/Head (progetto impro-noise condiviso con il chitarrista Bill Nace), fate vostro il non-ancora-caricato Volume 5 della SYR del 2000. Una gran bella collaborazione a tre con Ikue Mori e Dj Olive, con tanto di illeggibile titolo giapponese che tradotto significa Musical Perspectives: tribalismi nowave, campioni elettronici, feedback chitarristico, indie aumentato à la Free Kitten e spoken word à la Contre Le Sexisme; connubio che raggiunge spesso vette travolgenti come Stuck On Gum, Lemonade e Take Me Back.

Lockdown o meno, facendo dei rapidi calcoli, dovreste averne per un bel pò.

25 Maggio 2020
25 Maggio 2020
Leggi tutto
Precedente
Scintilla e tradizione. Intervista a Raül Fernandez Miró Refree - Scintilla e tradizione. Intervista a Raül Fernandez Miró
Successivo
Ozzy Osbourne non è un uomo qualunque Ozzy Osbourne - Ozzy Osbourne non è un uomo qualunque

Altre notizie suggerite