Egle Sommacal (IT)

Biografia

Nato a Belluno nel novembre del ’66, dopo aver mosso i primi passi nella scena hardcore della sua città – vedi alla voce Detriti, una delle prima formazioni italiane a trafficare con jazz e hardcore – Egle Sommacal, una volta trasferitosi a Bologna, entra in pianta stabile nei neonati Massimo Volume appena dopo la registrazione del primo demotape, band di cui rappresentava e rappresenta tuttora il perno chitarristico. Dopo lo scioglimento della band di Vittoria Burattini e Emidio “Mimì” Clementi, Sommacal si unisce alla band italo-francese Ulan Bator con cui pubblica Nouvel Air, pone in essere alcuni reading musicati, fino alla pubblicazione dell’esordio in solo, Legno, uscito per Unhip nel 2007. Un disco che, come sottolinea Solventi nella recensione, si appoggia su “coniugazioni e declinazioni folk blues, piuttosto genuine graziaddio, non una parata di virtuosismi tipo lo spot d’un session-man in cerca d’impiego” e al quale il Nostro fa seguire due anni più tardi e sempre per l’etichetta bolognese, Tanto Non Arriva, lavoro che amplia le possibilità sonore di Sommacal con l’aggiunta di una intera sezione di fiati che ne fa, sempre parole di Solventi, “una brass band d’altri tempi in marcia nel cuore malato dei tempi, a ritmo di blues, folk e swing“.

Nel mezzo, Sommacal si è dedicato alle incisioni di Pontiac, storia di una rivolta, un audiolibro digitale con testi di Wu Ming 2 e illustrazioni di Giuseppe Camuncoli e Stefano Landini – in cui il Nostro si accompagna alla chitarra di Stefano Pilia e alla sezione ritmica formata da Paul Pieretto e Federico Oppi (Settlefish, A Classic Education) – e ha partecipato all’esordio de Il Mercato Nero, trio completato da Manuel Fabbro (voce e basso) e Matteo Dainese (batteria) con cui Egle aveva registrato il citato disco degli Ulan Bator, prima di mettere mano al terzo lavoro in solo, Il Cielo Si Sta Oscurando, previsto per l’autunno 2014. Un lavoro, quest’ultimo, che mostra – per usare le parole della recensione – “piccole gemme di fingerpicking acustico e strumentale, delicate melodie in punta di corda staccate dai modelli di riferimento classici e ancorate ad una visione introspettiva del mondo” in cui i riferimenti trasversali all’oscurità, “alle nuvole cariche di elettricità che precedono un temporale, alle atmosfere plumbee e gravi” divengono una sorta di lettura trasversale, oltre che i veri e propri puntelli su cui si fonda l’intero disco.

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