James Blackshaw
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Marco M. Boscolo
- 28 Novembre 2012
James Blackshaw, inglese di Hastings classe ’81, è un compositore e musicista, virtuoso del fingerpicking sulle sei e dodici corde, ma anche pianista. La sua musica unisce primitivismo folk ad estasi sognante. Tra i paragoni messi in campo dalla critica, figure storiche del folk internazionale come Bert Jansch, Robbie Basho, John Fahey, Jack Rose e Leo Kottke.
Attivo fin dal 2006 per la Important Records e la Tompkins Square, il Nostro sforna una serie di album che lo pongono all’attenzione del pubblico più attento agli ambiti del folk e del fingerpicking. Ma è il rapporto con Michael Gira che fa svoltare la carriera dal giovane folkster britannico. Dopo aver aperto diversi concerti per gli Swans, è lo stesso Gira, in veste di discografico, a mettere sul mercato il disco – finora – più fortunato di Blackshaw, ovvero The Glass Bead Game (Young God, 2009) che, scrivevamo allora, inquadra “le rocce bianche dello Zabriskie Point in una qualche nuova, originale, inquadratura“, imbastardendo di psichedelia la proposta minimale e classicamente folk. Non più, quindi, solo fingerpicking acustico, ma una tavolozza, che pur rimanendo limitata (per scelta), si connota di raga, di minimalismo e malinconie à la Satie.
Sempre per Young God esce anche All Is Falling (2010), che mostra qualche crepa nell’edificio, non tanto per problemi strutturali, quanto perché le scelte estetiche portate avanti fino a quel punto rischiano di diventare un vicolo cieco. Qui il tentativo è l’allargamento di quella tavolozza, con riferimenti alla classica (Michael Nyman), il pianismo contemporaneo e i riferimenti cinematografici, che si ritroveranno nella colonna sonora per il centenario di Fantomas (2013).
In questi anni Blackshaw collabora con David Tibet al progetto Current 93 e con Lubomyr Melnik, pianista noto come uno dei pionieri della “continuos music”. Nel frattempo continua a sfornare album in proprio. Lascia però la scuderia di Gira e torna a produrre nuova musica per Tompkins Square e Important Records. Per quest’ultima, nel 2012, esce Love Is The Plan, The Plan Is Death, disco meno fortunato e felice dei precedenti, pur non mancando di eleganza e di mestiere.
Il 2013 è l’anno di un disco per Important Records assieme a Lubomyr Melnik (The Watchers), che poco aggiunge sia all’uno che all’altro, nonostante presenti – sulla carta – un duetto ideale per le evidenti affinità tra i due musicisti. Lo stesso anno vede la registrazione della sonorizzazione di uno dei film muti con protagonista Fantomas, il criminale letterario, che compiva cent’anni (Fantomas: Le Faux Magistrat). Tra i musicisti invitati da Blackshaw ad accompagnarlo durante l’evento, si segnalano Duane Pitre e Simon Scott (quest’ultimo con un passato anche negli Slowdive) e la multistrumentista Charlotte Glasson. L’occasione è buona, e uno come Yann Tiersen ha più di un punto in comune con Blackshaw. Eppure la magia non si compie. Il disco, soprattutto se fruito slegato dalle immagini, sembra adagiato su di un unico registro, senza quegli scatti emotivi necessari a risvegliare l’ascoltatore, in un tappeto sonoro omogeneo che sembra espandersi in tutte le direzioni allo stesso momento.
