Kaytranada

Biografia

Kaytranada è un versatile producer al confine tra house e abstract hip hop, capace di calarsi ora in una dimensione ballabile e più esplicitamente da club, ora in revivalismi wonky sulla scia della prima Brainfeeder e di Flying Lotus.

Precedentemente attivo con lo pseudonimo Kaytradamus, Louis Kevin Celestin (classe 1992 e canadese di origini haitiane) cambia il proprio moniker in Kaytranada nel 2012, anno in cui inizia a raggiungere una discreta popolarità grazie ad un remix house di If di Janet Jackson pubblicato sul suo account Soundcloud. Nel 2013 arriva un primo EP (piuttosto lungo, 8 tracce) intitolato Kaytra Todo, equamente diviso tra revival wonky (Don’t Get It Confused) e eleganze housey (Hot Jazzybelle), con un highlight assoluto nella fumosa ballata hip hop All We Do con featuring di JSMN. Nello stesso anno Celestin licenzia un 12” che raccoglie i suoi più celebri remix – aperto dalla già citata If – intitolato, senza sprecarsi troppo, RMX EP, e uno split album con Suicideyear per il decimo capitolo della serie Bromance # contenente l’inedito Free Things in Life. Chiude l’anno il 10” At All / Hilarity Duff, con la prima traccia accompagnata da un delirante official video in cui il Nostro – dichiaratamente bisessuale – se la spassa in compagnia di 3 avvenenti body-builders in un tripudio di feticismi ipertrofici.

Nel frattempo aumentano le collaborazioni altisonanti per Celestin: ricordiamo My Dope House con Freddie Gibbs, Girl con The Internet (con la cui cantante Syd tornerà a lavorare per il proprio esordio sulla lunga distanza) e Honey con Katy B. Il 2014 vede la firma con XL Recordings, per cui Kaytranada pubblicherà il proprio esordio in LP 99,9% il 6 maggio 2016, un lavoro che si muove sapientemente su vari piani: «ci sono il funk e l’r&b più ortodossi (You’re the One), l’house che lo porta in zona da club ma senza relegarvelo esclusivamente (Vivid Dreams), e una vaga ruvidezza di fondo che aggiunge un lontano sapore casereccio al tutto» scriviamo in sede di recensione, «il materiale è amalgamato, così da creare un abstract hip hop jazzato post-FlyLo filtrato dal diligente studio di J Dilla, ma anche da riprendere il wonky della prima Brainfeeder».

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