Marina And The Diamonds (UK)

Biografia

Marina And The Diamonds, ovvero Marina Lambrini Diamandis, è una musicista gallese di origine greca che ha fatto dell’incrocio fra indie pop e vaghi accenni new wave, in bilico tra serietà e strafottenza adolescenziale dei testi, il suo punto forte. Nata Brynmawr, da padre greco, pare che alla piccola Marina sia stata diagnosticata una forma di sinestesia, a causa della quale è in grado di collegare note musicali a colori o giorni della settimana. Ad ogni modo, dopo un’infanzia passata su e giù per la penisola ellenica, la musicista si stabilisce a Londra, dove prova a intraprendere una carriera di studi presso l’University Of East London. L’indole musicale della giovane fatica però a trovare sbocchi: alle spalle ci sono alcuni fallimentari provini per il musical del Re Leone e per una boy band organizzata da Virgin.

Nel 2005 fonda i Marina And The Diamonds, in cui però The Diamonds non sta per la sua backing band, ma per i suoi (futuri) fan. Da brava ragazza nata a metà degli Ottanta, la Diamandis si scrive e produce il primo disco Mermaid vs. Sailors con Garage Band e lo pubblica su MySpace nel 2007. Come accaduto per molti artisti di questa generazione, il disco attira l’attenzione del manager di Neon Gold Records, che le procura un tour in supporto a Gotye, in giro per il mondo. L’esperienza la condurrà a trovare un accordo con 679 Recording (ora 679 Artists), una costola di Warner.

L’esordio The Family Jewels è atteso con ansia dai primi curiosi e sostenitori, soprattutto dopo le performance di rilievo dell’artista presso vari programmi di BBC Radio e in festival come Glastonbury, Reading e Leeds (2006). Il 15 febbraio 2010 esce The Family Jewels, che debutta direttamente in quinta posizione della classifica UK. Il disco, un mix intelligente di sfottò nei confronti del pop mainstream, alla stregua di Lily Allen, e di pop mainstream in sé e per sé, è accolto positivamente per il suo essere fresco, genuino, quasi ingenuo. Così scriviamo su SA in sede di recensione: “si passa dalla poshyness degli arpeggiatori di Are You Satisfied? al barocchismo di I Am Not A Robot (notevole anche in versione acustica), dallo sfottò di Lady Gaga in Shampain alla pompa magna ‘80 di Hollywood (con frecciatina a Shakira), Marina è la nuova starlette di un pop made in UK che vuole sfidare gli USA“.

Critiche o meno nei confronti del pop made in USA, il disco le vale un biglietto di sola andata proprio per quel mondo mainstream di cui sembrava beffarsi: nel 2011, con Robyn, apre i concerti americani di Katy Perry.

L’insicurezza e il rischio di cadere nelle trappole del sistema commerciale, però, le valgono un piccolo cambiamento di prospettiva. Nel 2012 decide di dare vita a un alter ego, a una maschera dal nome Electra Heart, con la quale prova a camuffare i lati più sensibili (ma anche quelli più simpatici) della sua personalità artistica. Il 27 aprile esce Electra Heart, un concept album sull’identità femminile e sulle conseguenze di una recente separazione amorosa. Malgrado si tratti di un disco molto meno vario e originale del precedente, Electra Heart è il disco della Diamantis che vende di più e che raggiunge le vette delle classifiche britanniche, soprattutto grazie ai singoli Primadonna e Power & Control. L’album, (stra) prodotto da Diplo, è descritto su queste pagine come “un disco pieno di trucchetti e hook studiati a tavolino quanto quelli di Madonna o Lady Gaga“.

Dopo una parentesi americana, che, evidentemente, è servita a farsi contaminare dal mondo glitterato delle star d’oltreoceano, nell’aprile del 2015 Marina And The Diamonds pubblicano il nuovo album Froot. Si tratta di un parziale dietro front rispetto alle maschere del precedente lavoro, con la Diamantis impegnata a recuperare se stessa musicalmente (il produttore è David Kosten, già a lavoro con Bat For Lashes) e tematicamente (la riflessione post break-up sembra essere un must irrinunciabile nella poetica dell’artista). Ad ogni modo, il disco è tutt’ora quello più apprezzato negli USA e, su queste pagine ne abbiamo parlato come di “un salto di qualità” rispetto al passato.

 

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