Tale Of Us (US)

Biografia

Di origini americane (New York, Toronto), cresciuti a Milano ma di stanza a Berlino, i Tale Of Us sono il duo composto da Carmine Conte e Matteo Milleri, tra le realtà elettroniche più in vista del panorama internazionale, alfieri di quell’ampio movimento di DJ e producer che hanno riportato in auge alcune chiavi di volta della prog house e della trance più cool e ibizenca, catalogata ai giorni nostri sulle più note piattaforme di vendita come “melodic techno”.

Conosciutisi ad un corso di ingegneria del suono, i due si trasferiscono al Berlino nel 2009, stessa scelta di tanti coetanei e colleghi che nella capitale teutonica cercano la propria fortuna, buttando giù le prime idee in studio per il debutto discografico (Dark Song) che arriverà solo due anni più tardi. Notati con gran colpo d’occhio dal loro futuro manager, l’anno successivo vengono ingaggiati dall’etichetta Life And Death, sulla quale anno uscire i remix di Disco Gnome dei Thugfucker e Check out Every Minute Alone degli WhoMadeWho. Grazie a queste due rilavorazioni finiscono sotto un’altra importante lente, in questo caso la Visionquest di uno scalpitante Seth Troxler. Ed è proprio con l’etichetta del producer detroitiano che nel 2011 vede la luce il sopracitato debutto (minimal house, cassa robusta e variazioni al contagocce), seguito da un podcast per Resident Advisor che è linfa pura per rafforzare la reputazione del duo.

Tra il 2012 e il 2013 i Tale Of Us sono particolarmente attivi sia in chiave discografica che live. Da un lato, la collaborazione di The/Das nel 12″ Fresh Water,  l’EP Another Earth e la collaborazione con Vaal in Concor, che sposta la rotta verso una tech-house di sostanza imbastita da bassline intinte nell’acid; dall’altra, i booking diventano tanti e sostanziosi (Sonar, Detroit Movement Festival, Watergate), una costante d’ora in avanti della loro carriera. Del 2015 invece, la partecipazione di lusso assieme a Dixon, Recondite e Dubfire in EX: Club Mixes, raccolta di remix provenienti da Ex, fortunato ritorno di sua Maestà Richie Hawtin con il più celebre degli alias (Plastikman), e i 12″ Astral e North Star/Silent Space, utilissimi tool da gettare in pasto alle affamate big room. Ormai affermato a pieno regimo nei circuiti che contano, all’attività in studio e quella instancabile della consolle, con la nascita di Afterlife si affianca nel 2016 anche quella di label manager. L’etichetta, il cui logo è ormai un’icona del movimento dance, ospita sì nomi grossi (Recondite, Maceo Plex) ma fa anche da ulteriore rampa di lancio per uno stuolo di artisti (Mathame, Agents Of Time, Mind Against), mettendo in pieno un vero e proprio macrocosmo nelle maglie del movimento elettronico, ampliando il suo raggio d’azione con party richiestissimi ormai di casa nei club e nei festival più cool della scena.

Il 2017 è l’anno della prima prova sulla lunga distanza, Endless, inedito e pensoso lavoro tra contemporanea, post-rock e ambient cinematica della durata di ben 1 ora e 17 minuti, stampato su Deutsche Grammophon, prestigiosa branca di musica classica della Universal. Insomma, non proprio la più ovvia delle scelte. Nelle dieci tracce che compongono la scaletta Conte e Millari riavvolgono il nastro su certo post rock dalle parti dei Rachel’s (per la chamber) e Labradford / Mark Nelson e co. (per le rarefazioni), rileggendo la gloriosa tradizione Kranky, tra ambient, noise e shoegaze,  alla luce del paradigma cinematico che vede alfieri gli A Winged Victory For The Sullen ma naturalmente anche tutta la cricca Erased Tapes, in particolare Nils Frahm. E proprio il compositore tedesco, assieme ad un altro grande del minimalismo pianistico come Max Richter e lezione di Ludovico Enaudi, risultano essere le influenze dichiarate di queste composizioni; brani che già dalle prime note, «suonano un po’ troppo puliti, pensati e di maniera», scriviamo in sede di recensione, ma che altresì poggiano le basi per un percorso artistico distinto dalla musica da club.

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