Arca ha rotto un silenzio che discograficamente parlando durava dal 2017, anno di pubblicazione del suo ultimo album (l’omonimo Arca). Il brano, condiviso assieme all’annuncio di un tour nord americano, s’intitola enigmaticamente @@@@@ ed è stato presentato in anteprima la scorsa notte su NTS all’interno di DIVA EXPERIMENTAL FM. Il poliedrico producer venezuelano di stanza a Londra, che lo intende come l’anima gemella di &&&&& del 2013 («sono entrambi gemelli nel loro essere quanti musicali, formati da quanti morphing sonici»), lo ha presentato tramite un breve testo à la William Gibson e un’installazione curata da Frederik-Heyman.
«“@@@@@” è stato trasmesso da un universo ipotetico e immaginario dove il format analogico delle radio FM pirata rimane uno dei pochi modi per evadere la sorveglianza autoritaria personificata da una coscienza presa in ostaggio e nutrita da una post-singolarità. La presentatrice del programma conosciuta come DIVA EXPERIMENTAL vive attraverso numerosi corpi nello spazio, in virtù della sua persecuzione – per ucciderla, è necessario trovare tutti i suoi corpi. I corpi che la ospitano hanno perversioni nei confronti della paralinguistica, rompendo la quarta parete e nutrendo una fiducia mutante nell’amore di fronte alla paura».
Lo scorso anno Arca ha curato il tema d’avvio della nuova console Mega SG e presentato dal vivo un ciclo di 4 performance intitolate Mutant;Faith. Sempre durante il 2019 ha sviluppato – tramite AI – una colonna sonora per la lobby del Museo D’arte Moderna di New York City. All’inizio della settimana ha inoltre curato le musiche per la sfilata autunno inverno donna di Burberry a Londra accompagnata dalle pianiste francesi Katia e Marielle Labèque.
ARCA ha debuttato con Baron Libre, EP pubblicato nel 2012, a cui hanno fatto seguito Stretch 1 (un secondo EP) e l’album Stretch 2. L’album d’esordio è stato Xen, pubblicato nel 2014 per Mute e di cui su queste colonne trovate la review di Edoardo Bridda, seguito da Mutant (2016), recensito su SA sempre da Bridda, e Arca (2017), recensito da Elena Raugei.
