• Nov
    04
    2014

Album
Xen

Mute

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Imprendibile, virtuale, sospeso nel tempo, classico o contemporaneo a seconda del punto d’osservazione, astrattamente hip hop come il Wu Tang in assenza di gravità oppure magnifico, macchinoso e cattedratico come un’overture di Aphex Twin. Lasciate stare l’Arca producer per Fka Twigs, o il producer che programma e fa da consulente speciale per Kanye West, o l’EP, tra trap e piano scordato, pubblicato lo scorso anno: qui abbiamo un Alejandro Ghersi che mette a frutto una pur giovane vita di esperienze soniche (ma già lunga di produzioni e training) al servizio di un’ambiziosa conduzione cyber-orchestrale. Come quella remota attivata da Richard D. James ma fatta a 24 anni, quindi, con la freschezza di quell’età e, al contempo, un solido background di studi classici, accademici e una profonda conoscenza dei software per fare musica.

Non è facile approcciare Xen, un concept sulla vita, anzi su alcune scene di vita (nel corso della vita) di un alias di fantasia di Ghersi, una figura a cui lui si rivolge al femminile eppure definita asessuata, proprio come il personaggio vettoriale nel videoclip di Thievery curato dal sodale visual / artwork artist Jesse Kanda, sorta di metà artistica inseparabile del producer con il quale l’intero lavoro è nato e si è poi sviluppato.

Parliamo dunque di un lavoro multisfaccettato dove ognuno dei 15 episodi ha una vita propria e dove non c’è un inizio e una fine come magari accade nell’ultimo di Clark o Objekt. Promise – la traccia che lo conclude – è un ventaglio di arpeggi e pizzicati di basso sintetico trafitti da sporadiche scariche di laser (una cosa tipo i Plaid che campionano Merzbow), quando l’opener, Now You Know, è pura vertigine tra schegge di luce, accartocciamenti ritmici e smalti da quarto mondo hasselliano piovuti chissà da dove. Held Apart è il piano classico della sua gioventù che viene fuori – piano imparato a forza ma che dà qui i suoi frutti – mentre Xen, la traccia che dà nome al disco, è come suonerà Forest Swords in un nuovo progetto con Evian Christ, sempre se i due producer penseranno mai di attivarne uno del genere.

Così ricca di riferimenti a musiche e stili che abbiamo già sentito, eppure così distante da essi, la musica di Arca rimane fortemente legata al suo tocco. E la sua firma, già riconoscibile nei primi lavori – il mini album Stretch 2 pubblicato da ONO ad esempio – è qui spostata altrove, verso un mondo di possibilità avant-classiche (il balletto sulla luna Sad Bitch), perfette per un lavoro di Björk, verrebbe da dire, se non sapessimo già che proprio Ghersi co-produrrà il nuovo album della musicista atteso per il 2015.

La forza del lavoro, in definitiva, sta nell’attrarsi e respingersi di varie tensioni, una tra tutte quella tra arrangiamento e melodia, dove quest’ultima non è mai elemento indispensabile alla sua riuscita. Una splendida Sisters è idm-romanticismo-autoriale (pezzo splendido), Failed – la traccia più meditabonda del lotto – introduce un nervoso quartetto d’archi, Family Violence. Più avanti torna quel modo tutto particolare di unire hip hop, IDM, contemporanea in poemi semi tonali (Lonely Thug) sospesi tra la cameretta di un bimbo e le stelle. Ottimo esordio.

3 Novembre 2014
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