Coronavirus. Stadi pieni in Gran Bretagna per i concerti di Morrissey e Stereophonics

Morrissey inizia il suo live alla Wembley Arena sulle note di "The End of The World" di Skeeter Davis, gli Stereophonics che si compiacciono dei numeri ottenuti nella propria terra. Fotografie dall'Inghitlterra di Boris Johonson

Mentre da noi continua il severo lockdown, su modello di Pechino, imposto dal governo Conte per contrastare la grave pandemia causata dal Coronavirus i cui numeri continuano tristemente a crescere confermando ad oggi la nostra nazione al secondo posto dopo la Cina in quanto a severità del contagio, il mondo si stringe, almeno simbolicamente, attorno alla bandiera italiana.

Dopo i messaggi di solidarietà espressi da R.E.M., Joan As Police Woman e J Mascis, arrivano in queste ore, da Sarajevo alla Palestina, passando per Israele e altri Stati attorno al mondo (perlopiù extra UE) i segni di vicinanza al popolo italiano espressi tramite proiezioni del tricolore su importanti edifici e monumenti nazionali, con sventolamento di bandiere italiane e quant’altro. Tutto questo mentre i media britannici, tedeschi ed europei in generale dedicano ampi ed emozionali servizi a flash mob e dimostrazioni della resilienza del popolo italico serrato in casa a fare aperitivi in conference, organizzare concerti in streaming e rompere l’anima ai vicini suonando in loop It’s The End Of The World As We Know It (And I Feel Fine).

È un bel quadretto colorato e canzoniero, con tanto di Morgan in giro per le strade di Milano a ricordarci di quando il Paese era immerso in un clima completamente differente all’indomani di Sanremo, l’aspetto buono di una tragedia che si sta inesorabilmente consumando giorno dopo giorno, ora dopo ora, bollettino dopo bollettino, e con l’ospedale di Bergamo a testimoniare che se non prendiamo – globalmente – severe precauzioni, molti altri ospedali, per non dire interi servizi sanitari pubblici o privati, potrebbero trovarsi nelle stesse condizioni del Papa Giovanni XXIII.

In questa situazione, con Trump a spedire all’Italia un emblematico tweet – «The United States Loves Italy» – dichiarando alla sua nazione di aver il coronavirus sotto “tremendous control” (quando non è assolutamente così, fatti alla mano), e l’Europa confermata focolaio della pandemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, c’è chi adotta politiche radicalmente differenti sulla pelle dei propri cittadini. Con un numero di casi da non sottovalutare diffusi su tutto il territorio nazionale (1.391 con una crescita di 200-300 casi al giorno), la Gran Bretegna di Boris Johnson ha scelto di contenere il virus in senso cinico/fatalistico, pronosticando che, nel peggiore dei casi, l’80% della popolazione ne entrerà in contatto nei prossimi 12 mesi, e pertanto cercando di adottare misure atte a contenerlo fino ad allora senza fermare l’economia, avvisando le famiglie di essere forti perché potrebbero perdere uno o più persone care (come le perderebbero in un’ipotetica guerra rovesciata, in senso anagrafico), chiedendo agli over 70 di auto-isolarsi e lasciando che sostanzialmente le cose vadano avanti per la loro strada. Secondo previsioni di un documento finito in mano al Guardian, potrebbero essere 7,9 milioni gli inglesi che necessiteranno di cure ospedaliere da qui al 2021. Dati alla mano, la scommessa britannica perpetuata sulle vite dei propri cittadini, è un tuffo nel vuoto aggravato dagli scarsi numeri della terapia intensiva inglese a livello strutturale (posti letto) e tecnico (respiratori).

Un azzardo che trova emblematico nonché agghiacciante riscontro pratico nelle testimonianze delle – anche bullizzate – famiglie italiane residenti in Inghilterra e nel fatto che grandi eventi live come quelli che lo scorso weekend hanno coinvolto Stereophonics e Morrissey si sono comunque svolti nella calca generale dei fan accorsi numerosi da ogni parte del Regno.

La conferenza stampa di Boris Johnson e l'obbligo alla "Selezione Naturale di Massa" :Cari italiani, voi vi state…

Posted by Londra italiana on Friday, March 13, 2020

https://twitter.com/stereophonics/status/1238976755022680065

Grotteschi pertanto i trionfali tweet pubblicati della formazione gallese, che ieri sera è tornata in patria salendo ugualmente sul palco della cittadina Motorpoint Arena, nonostante la pioggia di critiche piovute da fan e residenti. E emblematico – ma non certo una sorpresa – l’atteggiamento di Morrissey, che ha iniziato il suo live alla Wembley Arena sulle note di The End of The World di Skeeter Davis e terminandolo poi con una patetica dichiarazione d’amore nei confronti del proprio pubblico («Wherever you go / Wherever you don’t go / Wherever you think of going / I’ll always love you»).

Update 17 marzo. Con 55 morti e 1,500 casi confermati sui 35,000 – 50,000 stimati, l’amministrazione Boris Johnson ha deciso di adottare una politica differente per contenere l’emergenza ammettendo che la Nazione si trova nelle stesse condizioni dell’Italia di tre settimane fa. Le scuole rimangono aperte ma i cittadini sono invitati a lavorare da casa se possono, a non andare in posti affollati, nei pub, nei club e ai teatri, a non frequentare amici e parenti presso istituti di cura a meno che non sia strettamente necessario farlo. Per il dettaglio completo vi rimandiamo al discorso del PM britannico sulla BBC.

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