È morto Daniel Johnston. Il nostro ricordo e quello di Beck, Death Cab For Cutie e tanti altri

La morte di Daniel Johnston, stroncato da un infarto all’età di 58 anni (come ha confermato l’ex manager Jeff Tartakov), ha riempito di cordoglio la comunità musicale internazionale. Il timido songwriter, lungo una più che quarantennale carriera iniziata alla metà degli anni ’80, si è dimostrato un autore influentissimo, prolifico, non solo per quanto riguarda il cantautorato lo-fi. All’inizio dei 90s aveva raggiunto lo status di cult-hero per gente come Kurt Cobain, Sonic Youth, Butthole Surfers, Jad Fair e Mark Linkous, poi è diventato qualcosa di più universale, un musicista amato da una vasta umanità di persone tra cui ci contiamo tutti.

Le ragioni di tanto amore e apprezzamento sono tantissime, e le individuavamo all’epoca di Fear Yourself in quel suo «solipsismo più o meno disturbato, teneramente anarchico, tristemente geniale», oppure in quella «minima distanza tra forma ed espressione, tra canzoni ed anima» che coglievamo all’altezza del cover album The Late Great Daniel Johnston in cui figuravano Beck, Eels, Teenage Fanclub, Death Cab For Cutie, Tv On The Radio e tanti altri ancora.

Ascoltare la sua musica, scriveva Stefano Solventi qualche anno fa, è come «sintonizzarsi per caso sulla frequenza malferma del pianeta accanto, altro tempo altra dimensione, dove stupore e dolore danzano dentro lo stesso respiro», così come le sue canzoni una volta bucato il confino dell’autoproduzione su cassetta hanno acquistato da subito un’immediatezza irresistibilmente efficace e vulnerabile così come il suo autore conservato quel fragile, irriducibile mistero, uno status di incompatibilità nei confronti di qualsivoglia appianamento o standardizzazione» (Lost And Found).

Imprescindibile per conoscerne l’arte è The Devil and Daniel Johnston, il film del regista indipendente Jeff Feuerzeig, un disincantato ritratto del musicista e dell’uomo Johnston tra vicende biografiche e problematici trascorsi legati alla malattia mentale. Documentario ripudiato dallo stesso Johnston, come ci disse lui stesso all’epoca in un’intervista a Bologna, senza peraltro spiegarcene bene le ragioni. Ma va bene così: «quel che fa di Daniel un Genio è – oltre all’umanità profonda e alla penna sublime – la capacità miracolosa di vivere al contempo dentro e fuori da sé e dalla sua musica» (Is And Always Was).

Di seguito ricordi e pensieri di Beck, Zola Jesus, passando per Death Cab For Cutie, Mountain Goats e tanti altri.

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All the good ones leaving us. Thanks for everything and rest easy DJ. You’ve been a constant source of joy and inspiration to us all. If anyone in this world has earned their wings it’s you xoxo . . . I shared this story last year after revisiting The Devil And Daniel Johnston and being blown away by it twice over…but the first time I saw that doc was in high school with my friend Griffin. After we left the theatre we looked up his parents phone number in the white pages and called his house in Texas and said we worked for a magazine and we had an interview with Daniel, and just like that, they put him on the phone. We spoke briefly about the Beatles and who knows what else. We simply couldn’t believe we were speaking with one of our heroes. Griffin later went on to visit Daniel and play music with him for a day. I saw him a few years later with @cassieramone in New York. I remember him up there singing with his lyric sheets and looking happy. Daniel was a spark of magic.

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12 Settembre 2019 di Edoardo Bridda
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Daniel Johnston

Continued Story + Hi, How Are you / Yip/Jump Music / Welcome To My World

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