Risale a pochi giorni fa l’appoggio dato pubblicamente da Elon Musk a Kanye West per la candidatura di quest’ultimo alle prossime elezioni presidenziali USA. Ora però il patron di Tesla e fondatore di SpaceX sembra che ci abbia ripensato. Musk, infatti, dopo aver preso visione del programma politico del cantante, potrebbe riconsiderare l’opportunità di sostenerlo nella sua corsa alla Casa Bianca.
«Potremmo avere più divergenze d’opinioni di quante credessi», ha affermato Musk a mezzo Twitter. Peccato, perché – come riporta Consequence Of Sound – tra le proposte del cantante, nel caso diventasse lui il 46mo presidente degli Stati Uniti, c’era anche quella di mettere lo stesso imprenditore a capo della NASA.

Ma quale sarebbe, nel dettaglio, il programma di West? A illustrarlo è stato proprio lui in una recente intervista. Tra i punti salienti – riporta CoS – ci sarebbe il suo sostegno alle cause No Vax e antiabortiste, ma anche l'”importante” obiettivo di politica estera, ovvero allargare su scala globale la NBA, il campionato professionistico di pallacanestro degli Stati Uniti. Non solo. Il rapper e cantautore statunitense ha anche detto che la Planned Parenthood, la federazione internazionale per la genitorialità pianificata, è stata «introdotta nelle città dai suprematisti bianchi per compiere la volontà del diavolo», e che il Black History Month, la ricorrenza osservata in USA, Canada e Regno Unito per celebrare la storia della diaspora africana, è essenzialmente una forma di «tortura pornografica / torture porn». E sulla politica fiscale? Qui West ha ammesso di non aver ancora «approfondito abbastanza» la questione ma che, con l’aiuto di Dio, riuscirà a trovare la «soluzione migliore». Ma la parte migliore è forse il modo in cui intenderebbe organizzare il lavoro alla Casa Bianca, ovvero sul modello della nazione di Wakanda nel film Black Panther, diretto da Ryan Coogler e uscito due anni fa…
Nel frattempo l’artista neo miliardario ha pubblicato Wash Us In The Blood, brano e videoclip del singolo che anticipa l’uscita dell’album provvisoriamente intitolato God’s Country e che si preannuncia come un seguito molto più energico del precedente Jesus Is Born.