Eurovision a Tel Aviv. Brian Eno rimarca la sua posizione sul governo e sulle politiche israeliane

La posizione di Brian Eno riguardo alle politiche e al governo israeliano – identica a quelle di Roger Waters, Thurston Moore, Portishead e altri artisti – è sempre la stessa: nessun concerto, nessun evento, nulla che serva – o possa venir strumentalizzato – da chi detiene il potere in un Paese in cui vige “una sorta di apartheid”. Finché le cose non cambieranno per l’artista e per tutti i sottoscrittori del “Boycott, Divestments and Sanctions”, lo Stato Ebraico va boicottato e questo per «le inumane condizioni in cui costringe il popolo palestinese, per le continue azioni militari e i bombardamenti».

Una nuova occasione per ribadire questo concetto che tanto ha scaldato Nick Cave lo scorso anno è data dall’Eurovision, l’annuale manifestazione che vede esibirsi selezionati musicisti provenienti da differenti nazionalità e che quest’anno, da martedì 14 maggio a sabato 18 maggio, vedrà sul palco anche il vincitore dell’ultima edizione di Sanremo, Mahmood. «Gli organizzatori del contest canoro dovrebbero prendere una posizione – afferma Eno sulle colonne del Guardian – schierarsi contro l’oppressione degli artisti palestinesi e spostare l’evento da Tel Aviv».

È vero che l’evento si svolge qui perché la scorsa edizione è stata vinta da una cantante israeliana (Netta Barzilai) e, come da tradizione, è la nazione del vincitore/vincitrice a organizzare quella successiva, ma il concetto per Eno e la cordata pro-boicottaggio rimane e rimarrà lo stesso, a maggior ragione se i valori propagandati dell’Eurovision sono da riassumersi in inclusione, diversità e amicizia. Insomma nessuna nuova sotto il sole, salvo che neppure questa volta le polemiche e le critiche al musicista, e a testate come il Guardian, non sono mancate.

Su SA trovate numerose recensioni della discografia del musicista e produttore ma anche un bel approfondimento di carriera firmato da Alessandro Pogliani. Per le opposte posizioni riguardo a Israele di Nick Cave e Thom Yorke vi rimandiamo agli articoli di novembre e giugno 2017, ma anche a quello di dicembre 2018.

19 Febbraio 2019 di Edoardo Bridda
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