Henry Rollins: «quello che Trump e gli altri non capiscono, è che stanno accelerando la loro scomparsa»

Henry Rollins ha rilasciato qualche giorno fa una bella intervista al Daily Beast in cui ha affrontato moltissimi temi, dalla musica alla politica, e da cui è emersa la sua consueta tendenza alla critica sociale, un elemento che lo caratterizza dai tempi dei Black Flag.

La prima domanda ha avuto come argomento centrale quel punk rock americano di cui Rollins è considerato uno dei padri fondatori, anche in relazione al nuovo libro di Jon Doe, More Fun in the New World: The Unmaking and Legacy of L.A. Punk pubblicato a giugno: «C’è sempre qualcuno che arriva prima di te – ha dichiarato il musicista – non sono una di quelle persone che dicono: “voi giovani dovreste capire che…”. Non incrocio la loro strada. E così, anche se le persone che girano per concerti a Los Angeles non sanno come, 35 anni fa, abbiamo creato la scena musicale nella cantina di qualcuno, dove i poliziotti arrivavano e le persone venivano arrestate e picchiate, cosicché oggi loro possano camminare liberamente e passare una bella serata, non dirò loro “mi devi qualcosa”. Perché non voglio diventare mio padre. Tuttavia penso che l’eredità abbia a che fare con il trovare un modo, spontaneamente o intrinsecamente, per rendere conto al passato costruendo il futuro. Sei in una band che ha un certo successo? Aiuta un’altra band a procurarsi un contratto. O magari apri un’etichetta con cui pubblicare materiale tuo ma anche di altri artisti».

Parlando di politica, Rollins ha poi offerto alcune riflessioni molto interessanti a proposito della situazione attuale degli Stati Uniti: «Viviamo nell’epoca dell’inevitabilità, dai tempi di Reagan fino a oggi, perché da quando lui è stato presidente c’è una corrente preponderante in questo paese: mandi denaro ai piani alti, tu ottieni sempre meno ma lui ottiene sempre di più. Abbassare il livello d’intelligenza dell’elettorato. Perché c’è bisogno di persone stupide, che non viaggiano e che odiano e temono qualsiasi cosa ci sia là fuori, così da farle finire in un deserto a combattere contro un paese che non ci ha fatto nulla di male (il riferimento è probabilmente al conflitto in Iraq, ndSA)». E a proposito di Trump: «Molte persone in questo paese desideravano da tempo uno stupido populista come Reagan, e ora ce l’abbiamo. È presidente. Ed è presumibile che avrà un secondo mandato. Credo tuttavia che gli scoppierà tra le mani. Quello che vedo ora sono giovani che dicono: “non voglio odiare i gay, non sono un razzista, non chiamerò qualcuno ‘checca’ o ‘puttana’. Non sarò un misogino come il mio vecchio zio, che blaterava al pranzo del giorno del Ringraziamento”. Credo che tutta questa intolleranza tipicamente americana finirà. E credo che quello che Trump e gli altri non capiscono, sia che stanno accelerando la loro scomparsa».

A proposito del separare l’artista dalla sua arte, in riferimento alle dichiarazioni xenofobe di Morrissey (commentate anche da Nick Cave e Billy Bragg) e a tutto quello che si sono portate dietro, Rollins ha puntualizzato: «Personalmente, non riesco a separare le due cose. Se mi piacciono i tuoi dischi, ma tu te ne vai in giro a dire “senti, cosa succede con questi ebrei bastardi?” […], per me è come se si fosse rotto un patto. Io sono davvero la definizione del super fan, ma cerco di non incontrare le band che mi piacciono perché voglio evitare che si finisca col dire una parola di troppo. Mi piace vivere nell’illusione che tu sia fantastico come la tua musica. Ma forse dovremmo conoscere qualcosa in più delle persone che seguiamo. Penso che gli artisti dovrebbero mirare a uno standard (come esseri umani e come artisti, ndSA) molto alto, perché se incidi un disco che mi entra nel cuore, si spera che tu non sia un omofobo o un razzista […]. Le persone sono persone, e puoi ferirle molto facilmente».

In questa pagina trovate tutta l’intervista.

19 Agosto 2019 di Fabrizio Zampighi
Leggi tutto
Precedente
Germi riapre il 5 settembre. In cartellone Zerocalcare, Joan As Police Woman e altri Germi riapre il 5 settembre. In cartellone Zerocalcare, Joan As Police Woman e altri
Successivo
Maya Hawke, ecco i primi due singoli della star di Stranger Things Maya Hawke, ecco i primi due singoli della star di Stranger Things

artista

recensione

artista

recensione

album

Altre notizie suggerite