Le ultime uscite pubbliche di Morrissey continuano a far discutere. Dopo le dichiarazioni non certo tenere di Billy Bragg, ora è Nick Cave a intervenire sulle recenti polemiche che hanno investito l’ex Smiths, in particolare per alcune posizioni vicine all’estrema destra. Cave, pur non esitando a criticare l’artista britannico per le sue idee politiche, ne difende l’eredità in musica, sostenendo che l’arte vada separata dall’artista.
In risposta alla domanda di un fan sul suo sito The Red Hand Files che gli chiedeva – appunto – se è possibile distinguere l’arte da chi la crea, Cave ha sostenuto la tesi già espressa anche dall’ex compagno di band di Morrissey, Johnny Marr, per il quale – sottolinea Consequence Of Sound – una linea di demarcazione tra le due sfere esiste ed è netta: «Personalmente – ha spiegato il cantautore australiano – quando scrivo una canzone e la metto in pubblico, sento che smette di essere “mia”. Le persone ne diventano custodi ed essa non dipende più dall’artista e ma dall’ascoltatore. Quando sento una canzone che amo – On The Beach di Neil Young, ad esempio – nel profondo del mio cuore percepisco che quella canzone sta parlando a me e solo a me, che ne ho preso possesso in via esclusiva. Sento, al di là di ogni ragionevolezza, che la canzone è stata scritta pensando a me, e mentre s’intreccia col mio vissuto, ne divento l’amministratore, comprendendola – almeno è la mia sensazione – meglio di chiunque altro. E penso che per ognuno sia la stessa cosa. Questa è la singolare bellezza della musica».
Quindi, il riferimento a Morrissey: «Non importa quale sia la condotta personale di Neil Young o di Morrissey, dato che entrambi hanno consegnato la proprietà delle loro canzoni al loro pubblico. Le loro opinioni e il loro comportamento sono questioni separate, quindi in questo caso l’opinione politica di Morrissey diventa irrilevante a fronte del fatto che ci ha consegnato un catalogo così vasto e straordinario che ha migliorato la vita dei suoi tantissimi fan al di là di ogni riconoscimento. Non è una cosa da poco. Ha creato opere originali e di incomparabile bellezza, che sopravviveranno a lungo anche alle sue oltraggiose opinioni politiche».
Sulle persone che boicottano gli artisti perchè in disaccordo con le loro opinioni politiche, Cave crede che stiano solo facendo un cattivo servizio a se stesse: «Rispetto e capisco una reazione del genere, ma non posso fare a meno di ritenere che si stiano solo infliggendo una significativa perdita personale». Il consiglio per queste persone è quindi quello di lasciare «che Morrissey abbia le sue opinioni, sfidarle quando e dove possibile, ma permettere alla sua musica di vivere, tenendo presente che siamo tutti individui in conflitto, disordinati, imperfetti e inclini alle lune. Dovremmo ringraziare Dio per il fatto che esistano alcuni tra noi in grado di creare opere di una bellezza che va al di là di ciò che molti di noi riescono a concepire, anche se alcune di quelle persone possono essere preda di credenze regressive e pericolose».
Sulla questione Morrissey, c’è da segnalare inoltre che anche gli Interpol sembrano non interessarsi troppo alle sue opinioni politiche, visto che la band di Paul Banks ha da poco annunciato che Moz gli farà da spalla nei prossimi concerti in USA. «Siamo dell’idea che rappresenti un ottimo show per noi – ha spiegato il frontman della formazione newyorchese – E’ così che guardo alla cosa, il resto non m’interessa».
Sulle visioni politiche di Morrissey abbiamo recentemente parlato anche in sede di recensione del cover album California Son: particolare in quella tracklist la scelta di due canzoni di Phil Ochs e Bob Dylan, brani decisamente lontani per urgenza e impianto ideologico dalle idee di For Britain, la formazione politica di destra per cui il cantante ha preso posizione. Riguardo a Nick Cave, invece, ricordiamo che ha di recente fornito aggiornamenti sullo stato dei lavori relativi al suo nuovo album (oltre a svelare le sue dieci canzoni d’amore preferite di tutti i tempi). Sulle nostre pagine trovate la recensione di Skeleton Tree, un lungo monografico dedicato all’artista firmato da Tommaso Iannini e le riflessioni di Stefano Solventi in merito alla diatriba sullo spinoso tema dei concerti in Israele.
