È da un po’ che non abbiamo notizie da parte di Jon Hopkins. Qualche mese fa sul suo profilo YouTube era stato condiviso un remix di Flume (The Difference con il feat. di Toro Y Moi), mentre a maggio risalgono le sue Singing Bowl (Ascension), brani per la meditazione che il nostro aveva pubblicato come rimedi alla “paralisi da lockdown”.
In chiusura d’anno, il producer e compositore torna a farsi sentire con qualcosa di altrettanto calmo e avvolgente, una sorta di personale augurio di buone festività. Si tratta di una cover al piano di Dawn Chorus, brano contenuto nell’ultimo album di Thom Yorke. L’essenziale versione è stata giusto arricchita di un drone vocale che la veste di un’eleganza emozionale misurata eppure papabile.
La prima volta che l’ho ascoltato mi ha estasiato. Era così misterioso e ipnotico. Obliquo eppure caldo. Nella sua progressione di accordi c’era così tanta bellezza che ho pensato ci fosse spazio anche per me nell’esplorarla al piano e vedere da lì cosa ne sarebbe nato. Lo scorso aprile quando fuori era tutto così tranquillo e surreale. Sono tornato in studio per la prima volta dopo settimane e mi son trovato a registrarla tutta in un’unica take. L’ho lasciata così, aggiungendo giusto qualche basso profondo e un drone vocale sullo sfondo. Tutto è stato fatto in un giorno, un’esperienza davvero catartica
Jon Hopkins
L’ultimo album pubblicato da Hopkins, Singularity (2018), è stato recensito su queste pagine da Luca Roncoroni.