• Giu
    27
    2019

Album

XL

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È difficile credere, come dice Sir Laurence Olivier, che persino Gesù abbia studiato a Oxford. Certo è che quel posto non può non esercitare una certa influenza su chi lì è nato, cresciuto e, magari, continua a frequentare il pub di sempre, armato di Mac per mettere a punto gli ultimi testi del proprio disco. Capita, infatti, di poterci trovare Thom Yorke che, indisturbato, si divide tra una pinta e le ultime conversazioni con il solito Godrich o con Paul Thomas Anderson.

Il nuovo disco della voce dei Radiohead s’intitola Anima e, per rimanere in ambito oxoniense, occorre prendere in mano l’Oxford Dictionary che, in prima accezione, pone l’accento sull’uso junghiano del termine; cioè la parte femminile della personalità maschile. Ottima intuizione per un artista che di sesso ne ha sempre parlato poco – ci sono ovviamente saggi in merito – nelle sue canzoni. Quello che non è mai mancato a Yorke è il legame con l’Italia e la sua cultura: da quella moglie (Rachel Owen, scomparsa dopo una lunga malattia) che era una esperta di Dante, alla nuova compagna (l’attrice palermitana Dajana Roncione, che, tra l’altro, ha interpretato Loredana Berté in Io sono Mia). L’Italia il buon Thom l’aveva già in testa quando per la tesi in arte ripassò il Giudizio Universale in un software, alterando colori e sfumature.

Non sorprende, insomma, che Anima sembri uscita da un girone dantesco. Il fatto è che Yorke non riesce a fare musica che non sia inquieta, questo anche quando, ormai, è nella fase più serena della sua vita. Lui, che finito il concerto si andava a chiudere nel tour bus mentre Michael Stipe lo invitava a cenare con gli U2, adesso è capace di ballare sul palco, recitare ed essere protagonista di coreografie (IngenueLotus Flower). Musicalmente, invece, il Nostro prosegue nell’elettronica claustrofobica di Tomorrow’s Modern Boxes, allontanandosi dall’intimismo di matrice acustica dell’esordio solista e inglobando nella sua radiografia sonora attuale le esperienze con colonne sonore, Radiohead e Atoms For Peace. In Anima, infatti, troviamo sia i cori dei bambini di 15 Step (Twist) che un sample di Amok (Not The News) e intro e code strumentali da film (Suspiria avrà certamente aiutato).

Anima sta quindi tra musicalmente e qualitativamente tra Tomorrows’ Modern Boxes e la colonna sonora di Suspiria: tra la mancanza di chiarezza su che direzione prendere (come sottolinea Solventi) e un carattere riconoscibile (come nota Cantire). Nel nuovo album di Yorke, infatti, non troviamo l’essenzialità di The Eraser, spazzata via da lunghe parti strumentali, ma la voce dell’oxoniense e quella sua vena catastrofica, che si rinvigorisce tra minori e falsetti, rimangono anche questa volta nelle orecchie di chi ascolta. Forse, dopo anni di battaglie contro Spotify e affini, avere un disco che esce in formato digitale (e solo successivamente fisico) e accompagnarlo con un cortometraggio di Paul Thomas Anderson in uscita su Netflix, lascia intendere che Yorke sta cercando altri modi per continuare a esprimere la propria arte, e non solo, dato che nelle ultime interviste parla di “avere in programma qualcosa” coi Radiohead.

Coadiuvato dall’ormai indispensabile Nigel Godrich, l’autore di Anima si lascia andare a suite elettroniche (The AxesTwistRunwayaway) che sembrano già collaudate per la dimensione live, impressione confermata dalle interviste in cui Yorke ha ammesso di aver composto prevalentemente sperimentando in presa diretta. Probabilmente, però, il meglio si nasconde dietro brani più compatti, come Not The NewsI’m A Very Rude Person Last I Heard (…He Was Circling The Drain). Dal punto di vista testuale, invece, il disco è piuttosto coeso, con Thom Yorke ossessionato dal rapporto complicato con la tecnologia («Goddamned machinery, why don’t you speak to me?»), visioni oscure («I have to find my way in the dark»), escapismi lisergici («It’s like weed») e frasi frammentate che si ripetono, a volte senza nemmeno concludersi.

Anima è un album labirintico, quasi un concetto in divenire che impone all’ascoltatore un’immersione nel presente di un artista per forza di cose legato al suo passato e difficilmente proiettabile in un chiaro futuro sonoro. Forse è proprio questa la necessità di Thom Yorke: rimanere in sospeso di fronte a un mondo che presto finirà, come cantava già in You, ventisei anni fa.

27 Giugno 2019
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Thom Yorke

Suspiria (Music for the Luca Guadagnino Film)

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