Ad un paio di mesi dalla manifestazione che ha visto tra gli attivisti coinvolti anche Roger Waters, una nuova mobilitazione contro l’estradizione negli Stati Uniti di Julian Assange è stata attivata spontaneamente da M.I.A. ieri 5 novembre, davanti al Ministero degli Interni britannico.
Come è noto, Assange è stato arrestato a Londra dopo che per sette anni aveva trovato protezione politica presso dell’ambasciata dell’Ecuador nella capitale britannica. L’asilo politico gli era stato revocato dal Paese latino lo scorso 11 aprile e le accuse che gli sono state rivolte, e per le quali il giornalista australiano dovrà affrontare i relativi processi, riguardano la diffusione di documenti classificati, negli Stati Uniti. L’udienza per l’estradizione di Assange in USA è stata fissata per febbraio 2020 e l’accusa che pesa di più è quella di spionaggio, reato per il quale l’editore rischia fino alla pena capitale.
M.I.A. sostiene Assagne da molto tempo ormai, lo ha difeso in occasione dell’investigazione per molestie sessuali mossa dalle autorità svedesi nel 2017 e ha presieduto, nello stesso anno, un panel all’interno del Meltdown in cui era presente anche il fondatore di WikiLeaks. Nel 2018 è uscito MATANGI / MAYA / M.I.A., il documentario che ne ripercorre la fortunata carriera, mentre il suo ultimo lavoro, AIM, spacciato per ultimo sul serio, è stato pubblicato due anni fa e recensito da Luca Roncoroni.
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