Addio a Mark Hollis. Era il frontman dei Talk Talk (e molto più di quello)

La sua morte è avvolta nel mistero ma si stanno moltiplicando velocemente i post di band e label che ne convaliderebbero la veridicità. Mark Hollis è scomparso all'età di 64 anni.

È morto all’età di 64 anni Mark Hollis, frontman di una delle band cruciali degli anni Ottanta, nonché indispensabile ponte tra la generazione dei new romantic e uno dei filoni che diede la miccia al post rock, i Talk Talk. A dare per primo la notizia è il sito Louderthanwar (che tuttavia non indica nessuna fonte), a darle un poco più di ufficialità i post dei profili ufficiali delle label Jagjaguwar e Bella Union, della band The The, dello scrittore e accademico britannico Anthony Costello e di Tim Pope, che diresse alcuni videoclip del trio (riportati di seguito). Su Twitter all’hashtag #markhollis e #markhollisrip sono già centinaia i messaggi di cordoglio. Vi aggiorneremo non appena avremo una conferma ufficiale del decesso: nel momento in cui vi scriviamo (20:27) sul profilo Facebook di Paul Webb / Rusin Man non c’è alcuna conferma a riguardo.

UPDATE (21:44): Paul Webb ha commentato la notizia sul suo profilo Facebook. Vi riportiamo il commento di seguito.

UPDATE 2 (26 febbraio): Il manager del cantautore, Keith Aspden, ha confermato la morte di Hollis. Per i dettagli e i numerosi omaggi del mondo della musica, vi rimandiamo alla news dedicata.

I am very shocked and saddened to hear the news of the passing of Mark Hollis. Musically he was a genius and it was a…

Posted by Rustin Man (Official) on Monday, February 25, 2019

«Correva l’anno 1988. Solo due anni prima i Talk Talk erano una band di successo che non aveva saputo ripetere l’exploit clamoroso del secondo album It’s My Life (EMI, 1984), ma solo perché con The Colour Of Spring (EMI, 1986) avevano scelto una strada più strutturata, abbandonando la radiofonia fastosa ed esotica che aveva consentito a singoli come Such A Shame e – appunto – It’s My Life di fare sfracelli in area synth-pop. Synth-pop, certo, ma abitato di memorie post-punk e un’inventiva arty e world (come se ‘sti giovanotti londinesi – poco più che ventenni, a parte il classe ’55 Mark Hollis – fossero i cugini arguti e adrenalinici di Peter Gabriel) che lo rendeva manufatto prezioso, generoso, a tratti sbalorditivo. Oltre sessanta settimane nella Top 200 di Billboard ne fecero uno dei fenomeni discografici più rilevanti di quella metà anni ’80»

Su SA trovate le recensioni di Spirit Of Eden (da cui è tratto il sopracitato virgolettato) e dell’esordio omonimo solista di Hollis.

Tracklist
  • 1 The Colour Of Spring
  • 2 Watershed
  • 3 Inside Looking Out
  • 4 The Gift
  • 5 A Life (1895 - 1915)
  • 6 Westward Bound
  • 7 The Daily Planet
  • 8 A New Jerusalem
Mark Hollis
Mark Hollis