Nick Cave (2017)

Nick Cave difende i suoi testi passati: “Chi poteva sapere che il futuro avrebbe perso il senso dell’ironia?”

Nick Cave contro gli "avvocatucci" del politicamente corretto.

In giorni di emergenza vera come questi può far sorridere, almeno a noi qui in Italia, che ci si debba preoccupare dei testi di un cantautore scritti trent’anni fa e che al giorno d’oggi non collimerebbero più con il comune sentire. Prendete Nick Cave. Sul suo sito The Red Hand Files, dov’è solito interagire senza filtri con i suoi fan, un utente gli ha chiesto se sente mai, lui come autore, il bisogno di cambiare – almeno nelle esecuzioni dal vivo – i testi delle sue canzoni che oggi potrebbero suonare un tantino «problematici». Il fan ha portato l’esempio di una frase contenuta nel brano Papa Won’t Leave You, Henry (opening track dell’album Henry’s Dream, del 1992): «A fag in a whale-bone corset / Draping his dick across my cheek» («Un frocio con un busto fatto di denti di balena / Mi poggia il cazzo sulla guancia», ndSA), ma Cave non gliel’ha certo mandata a dire, rispondendo per le rime: «Caro Gavin – è stata la sua risposta – in questi giorni alcune mie canzoni sono un tantino nervose. Sono come bambini che finora hanno giocato allegramente in cortile e a cui all’improvviso gli dicono che hanno una maledetta infermità fisica. Il loro cuore si spezza e si fanno la pipì nei pantaloni. E così se ne vanno dal cortile pieni di vergogna». Poi, fuor di metafora, il musicista ha aggiunto: «Quale cantautore avrebbe potuto prevedere, trent’anni fa, che il futuro avrebbe perso il proprio senso dell’umorismo, di giocosità, di contesto, così come le sue sfumature e la sua ironia, e cadere preda di (piccolo)borghesi benpensanti e moralisti pronti a scandalizzarsi per un nonnulla e perennemente incazzati? Come potevamo saperlo?».

Certo, gli autori dovrebbero maneggiare con cura le parole – ha ammesso Cave -, ma «non possiamo biasimare le canzoni, che sono organismi viventi di origine divina. Hanno la loro integrità. Pur con tutti i loro difetti, hanno un’anima che va protetta ad ogni costo. Devono poter esistere, eventualmente, in tutto il loro aberrante orrore, liberi dagli strali degli avvocatucci che vorrebbero renderle innocue, anche se il mondo progredisce e diventa più giusto e sensibile. Se proprio si vuole punire qualcuno, si puniscano gli autori, non le canzoni. Preferisco essere ricordato per aver scritto qualcosa di scomodo o offensivo, piuttosto che per aver scritto qualcosa di blando e senza nerbo».

Ricordiamo che l’ultimo album pubblicato da Nick Cave and the Bad Seeds è stato Ghosteen, dato alle stampe lo scorso settembre. La band ha anche annunciato il tour europeo a supporto del disco, giro che toccherà anche l’Italia con due appuntamenti: il 9 giugno 2020 al Forum di Assago (Milano) e l’11 giugno seguente all’Auditorium Parco della Musica a Roma. Prima dello scorso Natale, inoltre, l’artista australiano ha fatto un regalo ai propri fan condividendo per lo streaming (per un periodo limitato) Distant Sky, il concert film, diretto da David Barnard, che documenta il live tenuto dalla band a Copenaghen nell’ottobre 2017. E ricordiamo anche che Re Inchiostro ha annunciato la pubblicazione di un’autobiografia illustrata in uscita nel prossimo mese di marzo. Infine, sempre su queste pagine trovate la recensione del succitato Skeleton Tree scritta da Tommaso Iannini.

Tracklist

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