Sul suo sito The Red Hand Files, dove interagisce direttamente con i suoi fan, Nick Cave ha parlato in modo diffuso di una canzone facente parte del suo ultimo album in studio, Ghosteen, pubblicato lo scorso ottobre (e recensito su queste pagine da Tommaso Iannini). Si tratta di Hollywood, brano della durata di oltre 14 minuti che conclude la tracklist.
«Cari Jon e Sara – è stata la risposta di Cave a due utenti che gli chiedevano lumi sul testo della canzone – intorno al minuto 8 e 30, l’io narratore se ne sta in piedi su una spiaggia a guardare il mare. Alle sue spalle Malibu va a fuoco e gli animali sono stati condotti giù dalle colline, verso la riva. Un serpente marino si alza dall’oceano e un ragazzino lascia cadere a terra paletta e secchiello e si arrampica sul sole. Questa serie di immagini mi sono apparse mentre viaggiavo in macchina dalle parti di Oslo durante il nostro ultimo tour, e furono il primo passo verso la scrittura di Ghosteen. Fu lì che l’album mi si presentò nella sua interezza, ed è raro che a un songwriter capiti un regalo del genere».
Il racconto, poi, continua con la spiegazione di altri versi del brano: «Alcuni mesi dopo, scrissi quella che sarebbe diventata la seconda strofa di Hollywood, l’immagine di mia moglie nelle fattezze di un puma bianco pieno di collera che vaga per le colline di Hollywood. Ebbene, questa singola immagine piena di rabbia è rimasta a lungo nel mio taccuino in attesa di una “casa”. Infine, la storia buddista di Kisa e il seme di senape, che poi è diventata la parte finale della canzone, ha sempre avuto un grande significato per me , per cui a un certo punto l’ho annotata in forma di versi, completamente indipendenti da qualsiasi altra cosa e senza alcuna intenzione di farli diventare una canzone».
Svelata la genesi dei suddetti passaggi, Cave ha spiegato così il pezzo nel suo significato generale: «Nel brano Ghosteen, un uomo dice addio a una donna che dorme. Se ne va, diretto da qualche parte, non si sa dove. Hollywood è un po’ il continuo di quella canzone. È l’andare via, il prendere la macchina per fuggire lontano, fuori da Los Angeles, lungo la costa del Pacifico fino a Malibù, che sta andando a fuoco». E qui il racconto svela un retroscena profetico riguardo alla canzone: «La registrammo proprio lì, a Malibù, in uno studio circondato da un giardino simile all’Eden e con accanto una casa. Qualche settimana dopo che avevamo lasciato lo studio, un incendio devastò tutta la zona. Lo studio restò misteriosamente illeso, ma l’abitazione, il giardino e le case intorno furono completamente inceneriti. Fu devastante per noi». Quindi una canzone che parla di Malibù che va a fuoco, e poco tempo dopo accade davvero. Cave ha una teoria a riguardo: «Ho sempre rifiutato l’idea che le canzoni possano essere profetiche, ma in questo caso le coincidenze sono troppe. Certe canzoni possiedono una conoscenza inquietante che va al di là della comprensione dei loro stessi creatori. Mi viene da credere che tutti noi abbiamo delle intuizioni, delle visioni, che hanno a che fare sia con il futuro che con il passato, ma tendiamo a ignorarle. Nel caso di noi songwriter, queste visioni che ci vengono donate possono diventare parti di canzoni: è il materiale con cui lavoriamo. Possono essere anticipazioni di ciò che verrà o reminiscenze di ciò che è accaduto in passato».
Ricordiamo che, a poche settimane di distanza dalla pubblicazione di Ghosteen, i Nick Cave and the Bad Seeds hanno annunciato il tour europeo in supporto a quest’ultimo, un tour che toccherà anche l’Italia con due appuntamenti il prossimo anno: il 9 giugno 2020 al Forum di Assago (Milano) e l’11 giugno seguente all’Auditorium Parco della Musica a Roma. Prima di Natale, inoltre, l’artista australiano ha fatto un regalo ai propri fan condividendo per lo streaming (per un periodo limitato) Distant Sky, il concert film, diretto da David Barnard, che documenta il live tenuto dalla band a Copenaghen nell’ottobre 2017. E ricordiamo anche che Re Inchiostro ha annunciato la pubblicazione di un’autobiografia illustrata in uscita nel prossimo mese di marzo.
