Sempre dalle pagine del suo blog, Red Hands File, Nick Cave ha risposto a un fan che gli chiedeva come mai nella sua carriera è stato sempre restio allo scrivere canzoni dal contenuto politico esplicito. La risposta è stata data dal cantautore con la consueta pacatezza e precisione che contraddistingue le sue parole: «Le canzoni che hanno un’agenda politica abitano uno spazio diverso. Hanno poca pazienza per tutto quello che riguarda la neutralità o l’imparzialità. Il loro scopo è quello di spargere il messaggio nella maniera più chiara e persuasiva possibile. Ci può essere del grande valore in queste canzoni, ma di solito nascono da una particolare combinazione di rigidità e mancanza di zelo, che personalmente non possiedo. Le mie canzoni sembrano molto lontane dal poter sposare dei punti di vista saldi e inflessibili. Hanno, come dici tu stesso, a cuore la comunità e un tipo di sofferenza non gerarchico. Non sono lì per salvare il mondo, ma più che altro per salvare l’anima del mondo».
Cave ha poi continuato affermando che i propri lavori sono alla mercé di chiunque e sono lì per non predicare e non dividere. «Ho molto poco controllo su quello che scrivo. […] Immagino che potrei anche scrivere una canzone di protesta, ma credo mi sentirei compromesso nel farlo, non perché non ci sono cose contro cui mi schiererei – ci sono eccome – ma perché userei il mio talento per ragionare su qualcosa che considero moralmente ovvio. Personalmente, mi sentirei incline al farlo, ma non è quello che faccio».
Nella pagina dedicata a Nick Cave potete leggere diverse recensioni dei suoi album, tra cui quella relativa all’ultimo Ghosteen, un approfondimento monografico sulla sua carriera artistica, entrambi firmati da Tommaso Iannini, e il nostro speciale sullo storico videoclip di Henry Lee, in coppia con PJ Harvey.