Mentre è impegnato con il tour dei Radiohead a sostegno del nuovo album, A Moon Shaped Pool, Jonny Greenwood ha rilasciato un’intervista a Matt Everitt nel corso della trasmissione radiofonica su BBC 6 Music. Il chitarrista, che era già apparso questa settimana sul podcast di Adam Buxton, è tornato a parlare delle lunghe sessioni di registrazione sostenute per il nuovo disco, ma anche del rifiuto di Spectre come tema portante dell’ultimo film della saga di James Bond: «Ci hanno detto che non si addiceva al film, così abbiamo pensato: “Grande! Adesso è tutta nostra. Possiamo finirla per bene e pubblicarla”. Da questo punto di vista è stata una cosa positiva. Immagino che ci siano parecchie persone che decidono e lavorano per far funzionare tutto all’interno di queste produzioni, e la canzone che avevamo scritto era troppo dark o che so io, ma va bene così. L’abbiamo riavuta indietro e adesso ne siamo davvero orgogliosi».
Tornando a parlare del tour in corso, Greenwood ha rivelato quante canzoni il gruppo abbia ripescato in vista delle esibizioni: «Siamo partiti con 120 canzoni. Folle eh? Semplicemente ogni brano che abbiamo composto. Poi ci siamo arresi e abbiamo capito che era una cosa stupida, così abbiamo ridotto il numero a 60 o 70, e suoneremo circa 20 pezzi per concerto. Quindi, c’è molto tra cui scegliere. Andare in tour è sempre molto eccitante, soprattutto per Thom [Yorke, ndSA], che sta al centro della scena; ci sono anche momenti in cui non succede nulla e le cose non funzionano, quelli sono frustranti. Capita sempre, però: è come quando incidemmo No Surprises ed eravamo preoccupati perché non ci piaceva, quindi la registrammo ancora e ancora, salvo poi tornare alla prima incisione e pubblicarla. È un percorso tortuoso, non è che entriamo in studio e registriamo per bene in due settimane, è più impegnativo. È come aggiungere mattoni su un muro, tassello dopo tassello».
Quello che gli ascoltatori avranno percepito nell’ultimo album è il contributo degli archi e delle sinfonie da orchestra; Greenwood ha parlato brevemente anche delle fasi di registrazione con la London Contemporary Orchestra: «Ci sono brani come Burn the Witch che, in maniera molto inedita per noi, cerchiamo di sistemare e ci portiamo dietro per anni. L’abbiamo lasciata incompleta per poi aggiungere sempre più archi e cercare di renderla come la volevamo, di solito non li usiamo mai. Per Daydreaming avevo dei violoncelli che ho scordato di circa un quinto verso il basso. Se fai attenzione, puoi ascoltare con quanta fatica cerchino di raggiungere un’armonia. È stato davvero entusiasmante usare gli archi in un modo che non fosse un’imitazione. È stato invece divertente cercare di far quadrare il cerchio».
I Radiohead presentano oggi la versione fisica di A Moon Shaped Pool, e in quest’ultima sarà possibile trovare anche un booklet firmato dal collaboratore di lunga data Stanley Donwood e intitolato “How to Make Your Own A Moon Shaped Pool Artwork in 66 Easy Steps”, a sua volta ispirato al suo lavoro sulla copertina del disco. Potete visualizzare le pagine del booklet su imgur.
A Moon Shaped Pool è stato recensito su queste pagine da Fernando Rennis. Sempre su SA trovate un recente articolo contenente le 25 migliori canzoni della formazione e un corposo archivio legato alla band con tutte le ultime notizie che la riguardano.

