Fresca di vittoria ai Grammy Awards, dove ha ricevuto il premio per il Best Alternative Album con l’omonimo disco – recensito su queste pagine da Fabrizio Zampighi – St. Vincent ha pubblicato una lunga lettera dove ha raccontato croci e delizie della vita on the road. Di seguito, la traduzione integrale del testo.
«Nel 2007 ho firmato con Beggars Banquet Records. Vivevo a Dallas, Texas, ed avevo trasformato in studio la mia stanza improvvisando su qualcosa che sarebbe finito per diventare il mio album di debutto, Marry Me. I primi giorni da St.Vincent sono stati molto vivaci. All’inizio del 2007, in attesa della pubblicazione del disco, il mio (amato) agente mi ha messo on the road in supporto di Jolie Holland e Midlake. Aveva visto del potenziale in me, ma giustamente, voleva che rodassi le mie capacità dal vivo e iniziassi a sentirmi a mio agio nel suonare davanti a un pubblico. Come la maggior parte del resto della mia carriera, la vita da musicista è stata una sfida su diversi livelli.
All’inizio suonavo da sola, semplicemente con la mia voce, una chitarra ed alcuni effetti a pedale, uno “stomp board” e una tastiera. Pensavo che la tastiera non fosse così misteriosa di per sé, così ci ho costruito un incasso di legno con illuminazione. Mio fratello mi ha aiutato a costruirlo nel garage. [Lo strumento così costruito] pesava una tonnellata e mi ha dato non pochi problemi di trasporto… …non è stata né la prima né la seconda di tante sfortunate ed esilaranti idee.
Gennaio 2007. Ho preso in prestito il furgone di mio padre e ho guidato dodici ore da Dallas alla gelida Lincoln, per aprire il concerto di Jolie Holland (che voce!), in un club con una capacità di appena 150 persone. Credo che il compenso allora fosse di 250 dollari a concerto… …Ricordo che questo concerto mi ha portato ad aprire per i Midlake. La band all’epoca stava promuovendo l’ottimo The Trials of Van Occupanther e loro sono stati i più dolci ragazzi del Texas che si possano mai incontrare. Il batterista, Mackenzie Smith, si sarebbe poi dimostrato un grande collaboratore, suonando in Actor, Strange Mercy e St. Vincent.
In quel tour, mi sono unita ad un caro amico, Jamil, per vendere merchandise e fare lunghe camminate. Avevamo appena suonato ad uno show a Detroit e mentre eravamo dentro una station wagon, una tormenta squartò il tetto della macchina facendo entrare neve e ghiaccio. Jamil assunse un senzatetto di nome Larry per spalare la neve (al college, aveva una Lexus Gold. Tolse alla macchina le parti migliori per rivenderle. Gli chiesi se era triste per questo e mi rispose, “ragazza, pensano di aver acquistato una Lexus ma in verità hanno comprato una Corolla”). Non dimenticherò mai quel viaggio in una Detroit apocalittica, all’una di notte, sulla interstate 94, con Jamil che cercava di rassicurarmi che non avremmo fatto incidenti.
Sulle autostrade 10-90 ho mangiato panini vegetariani per otto anni, dormito in motel dietro la prigione del Kansas, urinando negli spogliatoi quando non c’erano i bagni, mangiata viva dalle cimici al Days Inn di Cincinnati. Ma non cambierei una sola autostrada, città, momento o persona che ho incontrato, per nulla al mondo. Ho amato tutto. Sono davvero riconoscente per aver vinto questo Grammy. Grazie al mio produttore John Congleton, grazie alla famiglia e agli amici, a tutti gli incredibili musicisti coinvolti, ai manager, agli agenti, agli editori, ai pubblicitari e a tutti quelli che hanno lavorato duramente a questo disco. Grazie di tutto».
