Lana Del Rey, press 2021

Weekend discografico. Ascolta gli album di Madame, Ghemon, Colapesce/Dimartino, Lana Del Rey, New Bums e altri

Tutte le pubblicazioni del weekend raccolte nella nostra consueta guida settimanale.

Weekend discografico che innanzitutto ci porta Chemtrails Over the Country Club, il nuovo album di una Lana Del Rey che continua la proficua collaborazione con Jack Antonoff (Lorde, St. Vincent e Taylor Swift). Il disco esce a due anni da Norman Fucking Rockwell e, pur essendogli inferiore per qualità e solidità complessiva, si rivela comunque un lavoro variegato, generoso nella scrittura e corale negli intenti (c’è in ballo il tema dell’esclusività). Più che dignitoso insomma. Ad introdurlo splendidamente abbiamo White Dress, in cui la ascoltiamo in un’inedita veste art pop, vicina per vocalizzi, intimità e modalità narrativa all’inarrivabile Kate Bush. Altro accorato numero al piano che vede inoltre ospiti Weyes Blood e Zella Day.  S’intitola For Free, ed è un altro centro. Poi c’è Lana che fa la Lana che conosciamo a menadito, e questo un poco ci spiace, arrivati a punto della sua carriera e appurata la maturità: la title track, ad esempio, è una classica ballata delle sue, crooning, malinconia, ricordi e 50s compresi. Siamo comunque a livello della miglior Taylor Swift di Folklore (e la citiamo non a caso, dato che Antonoff è stato per Swift il prezioso ausilio autoriale che è ora per Lana).

Altro disco parecchio atteso, per l’Italia almeno, è l’esordio lungo di Madame, di cui si è occupato su queste colonne Luca Roncoroni. Il voto, ve lo diciamo subito, non è insufficiente: la giovanissima cantante è tra le cose migliori che circolano nel nostro Paese in ambito mainstream. Il talento c’è e non è in discussione, e il brano sanremese, sebbene un po’ troppo carico di tante cose, era comunque l’ottima premessa a un disco, in soldoni, riuscito con un bel ma a seguire. Non è colpa del balletto degli ospiti, beninteso, è proprio il format a ingabbiare la freschezza di una proposta che ne viene giocoforza normalizzata. Potabilità, arrangiamenti che sono ormai abitudini produttive, modalità che sanno di comfort zone, tarpano un po’ le ali a un progetto che nei compromessi e nelle mediazioni ci perde più che guadagnarci, con alcune eccezioni di cui vi dirà Luca nella sua recensione.

Proseguendo la linea sanremese, oltre a Teatro d’Ira-Vol. 1 dei Måneskin, abbiamo E vissero Feriti e Contenti, l’atteso ritorno di Ghemon, che presenta l’album come qualcosa di profondamente suo a livello autoriale, sartoriale e pure tricologico. Così come il suo non-taglio di capelli così va la sua musica, neffa-centricamente soul senza curarsi di esserlo. Libera cioè di esprimere una prosa soul in dialogo rap, un andazzo anche scazzato, che sa di tardi 90s, ma che contiene dentro di sé tanta voglia di vivere, proprio come ci suggerisce il singolo Momento Perfetto. E sempre a proposito di white soul contemporaneo, ci sarebbe anche Justice, il nuovo album di Justin Bieber, peraltro già finito nel mirino della Ed Banger e dell’omonima band che porta il nome del titolo del disco, per via del font utilizzato, un po’ troppo simile a quello che da sempre il duo utilizza live e nell’artwork dei propri dischi.

Passando a qualcosa di folk, vi consigliamo i New Bums, ovvero Ben Chasny dei Six Organs of Admittance e Donovan Quinn degli Skygreen Leopards, che tornano con Last Time I Saw Grace, un album di folk sussurrato intarsiato di umorismo nero e dalle splendide linee armoniche. Un disco laterale che sa come colpire al cuore, parola di Massimo Onza (recensione in arrivo).

Sull’elettronica made in UK, c’è l’ottimo missato di Special Request per la storica serie promossa da !K7 Records. Si spazia molto qui, dalla Sun Ra & Solar Arkestra a un breakbeat idmmato d’antan firmato Speedy J (De-Orbit) che sembra uscire diritto dal catalogo Planet Mu dei primi anni ’90, ma che in verità viene dall’ancor più mitologica compilation con il robot seduto sulla poltrona col joint, Artificial Intelligence.

Infine esce anche I Mortali², versione aggiornata del precedente lavoro collaborativo di Colapesce e Dimartino, che rispetto alla pubblicazione originale include il singolo schiacciasassi Musica leggerissima, ma anche Nati per vivere / Born to Live di Marianne Faithfull e la cover di Povera patria di Battiato già presentata in duetto a Sanremo con contributo vocale del Maestro. In aggiunta, anche riarrangiamenti di Copperfield, Non siamo gli alberi, Totale, Amore sociale e Decadenza e panna, e l’inedito I mortali.

Per il dettaglio completo delle uscite del WE vi rimandiamo alla pagina dedicata.

Tracklist

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