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Dallo scorso febbraio ad oggi, Houndstooth, la nuova label del Fabric condotta da Rob Booth, ha saputo cogliere alcuni segnali importanti dalla scena elettronica condensandoli in una manciata di pubblicazioni di assoluto pregio, pregio che ha riguardato anche il mastering fisico dell’intero catalogo vinilico, affidato a Matt Colton. Booth del resto non è stato scelto a caso dai ragazzi del famoso locale che da quattordici anni ha imposto un legacy di tutto rispetto a Londra e in Gran Bretagna tutta. A partire dal 2007, il suo incessante lavoro sul podcast website – anche label – di sua proprità Electronic Explorations ha monitorato costantemente le uscite da un ampio spettro di produzioni con un taglio sempre attento alla techno, alla dubstep e al suo post- e ai talenti emergenti.

Dal 2012, l’A&R agent si è unito alla squadra di Charterhouse St e questo gli ha permesso di mettere in luce alcuni producer a lungo monitorati come Akkord o Call Super. Proprio quest’ultimo, alias di David Seaton, è il primo protagonista e opener della label con The Present Tense, un 12” stampato in vinile 180 grammi (proprio come i successivi) che ha inaugurato la serie di lavori curati da Colton (famoso per aver lavorato ai fatidici album di Blake e Stott). Quest’ultimo è l’ingegnere dietro la seconda uscita sull’etichetta del producer, l’eppì Black Octagons pubblicato a settembre, un mini anche migliore del precedente in grado di bilanciare le traiettorie tra la Downwards di Regis e co. (omaggiata, peraltro, in un podcast celebrativo per i vent’anni dell’etichetta su Electronic Explorations) e la Berlino di gente come Objekt e Pantha Du Prince sotto il segno degli ultradettagli sonici da ascolto immersivo in cuffia.

La seconda uscita dell’etichetta è in verità una doppietta di House Of Black Lanterns con un EP (Truth And Loss) e un doppio LP (Kill The Ligths). Il progetto rappresenta una nuova pelle per Dylan Richards, l’unico “uomo cattivo” su Ninja Tune, un cupissimo stepper sulla falsariga delle produzioni più scure di Kevin Martin noto con gli alias di King Cannibal (ricordiamo anche il buon Let The Night Roar) e Zilla. Richards, partito come un revisitatore industrial delle produzioni dancehall nei primi Duemila, dipinge con Kill The Ligths un dantesco affresco cross-genere tra techno, electro, iconografia lato grime della dubstep ridotta a spari, coltelli, asce e spade (fate conto un misto tra Matrix e Blade), sintetici smalti 70s-80s (il solito Blade Runner), footwork e fetido trap (Truth & Loss), che non rinuncia neanche a trascuarbili ballad (Shot You Down). Poco male, l’album regge benissimo soprattutto dopo ascolti ripetuti (occhio ance all’EP You, Me, Metropolis con il remix di Unsubscribe) e, del resto, sotto la coordinata industrial, Houndstooth non sbaglia, in particolar modo, con il progetto più rappresentativo della label, Akkord, duo composto da Synkro e Indigo, produttori di Manchester e appasionati di matematica e arcane geometrie.

Navigate EP è ancora un’esplorazione di confine tra industrial e techno, ma dal un punto di vista più amato dai ciruiti degli IDM lovers, ovvero nel solco della oramai lunga tradizione britannica dell’elettronica d’ascolto (che ha radici appunto nella techno e nei continuum reynoldsiani). Che Akkord diventi sinonimo di nuovi Autechre post-dubstep? Lo vedremo. Presto recensiremo il debutto lungo in separata sede, qui ci basti sapere che all’ottima traccia omonima seguono altre tre chicche da comprare senza esitazioni. Altro strike per Booth: ospitare Dave Clarke in duo con Jonas Uittenbosch sotto il nome di Unsubscribe con un abrasivo 12” intitolato Spek Hondje. Dopo i remix della coppia si tratta della prima produzione dopo oltre sette anni di silenzio per il famoso producer e la traccia omonima, in tre versioni è, manco a dirlo, è un un affondo circolare, compatto e profondo nella darkside che più ci piace.

Diversa storia – ma non colore – per Snow Ghosts, duo composto da Hannah Cartwright (Augustus Ghost) e il bass producer Ross Tones (Throwing Snow) che la scorsa estate ha ricevuto vari attestati di hype presso il Guardian e oltre. A Small Murmuration affonda le radici in magiche, quanto nere, folktroniche ballad circondate da chitarra acustica, violoncello, synth gotici, spore sintetiche, stepping post- ecc. Una produzione forse eccessivamente laccata (vedi anche Lykke Li e compagnia goth svedese) che rappresenta finora l’unico episodio di questo tipo nel roster dell’etichetta. Con Alec Storey / Second Storey e il 12” Margosa Heights si ritorna dalle parti degli Akkord con una techno frattale, cinematica e cibernetica di grande dettaglio, altra preziosa uscita da annoverare in catalogo, mentre con Special Request, prima con l’eppì (Hardcore EP) e poi con l’album lungo (Soul Music), si entra nel vivo del trasversale revival junglista che ha caratterizzato questi mesi di produzioni e live set (vedi alla voce Zomby, Andy Stott, Demdike Stare, Raime, Four Tet…).

Tra accelerazioni breakbeat e ovvie citazioni ai rullanti liberi periodo pre-d’n’b, Paul Woolford si concentra proprio su questo: compone e scompone gli Amen break trattando chilurgicamente l’inserto junglista, più che liberarlo nel suo classico, euforico, uso pro-speed. Special Request è un appassionato viaggio nelle false memorie del continuum (come le chiama lui), tracce ricche di voci soul Uk garage, tipico uso del basso della 303, citata iconografia grime che ritorna anche qui, a tutta una serie di trick riprodotti rigorosamente con vintage hardware. Ogni pezzetto di passato nelle sue mani rivive creativamente senza perder giri, neanche nei remix che troviamo nel secondo CD (c’è anche Ride di Lana del Rey), fatto salvo qualche automatismo da non stigmatizzare.

Ultima menzione della carrellata per l’EP And The World Was Gone di Snow Ghosts, dove troviamo tre interessanti remix dell’omonima traccia, uno di Roly Porter (che già conosciamo bene), una della vecchia volpe d’n’b di Belfast Calibre e infine quello di Kahn, giovane producer di Bristol attivo sul versante dubstep (e oltre) già avvistato e monitorato sulle pagine di BlowUp e senz’altro tra quelli più sulla rampa di lancio come next producer sotto i riflettori (vedi 20,000 followers su Soundcloud per credere e ascoltare Kahn EP per apprezzare).

Non occorre chiosare ulteriormente. Houndstooth è probabilmente la migliore tra le nuove etichette elettroniche uscite sul mercato. Potendo mettere mano al portafogli, nessuna di queste uscite andrebbe trascurata. Consigliabile naturalmente partire dagli album e non farsi scappare i 12” di Akkord, Unsubscribe e Call Super.

22 Ottobre 2013
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