Recensioni

Scrivevamo a proposito del ritorno degli American Football di tre anni fa di un’impostazione più “tradizionale” – forse persino “convenzionale” – che in quel frangente ci aveva lasciati dubbiosi. Il lavoro numero tre della band di Mike Kinsella, secondo post reunion, pur seguendone la linea (si tratta pur sempre di intricate ballad melodiche con tocchi di post-rock), convince invece, e seduce più del precedente. Si fa preferire alla luce di brani sicuramente avvolgenti e fascinosi: Silhouettes (immaginiamo dei Codeine stranamente dolci e i Promise Ring che incrociano le sofisticherie sincopate dei Tortoise), Every Wave to Ever Rise (una fantasia di Mogwai che incontrano Red House Painters che ospita la voce di Elizabeth Powell dei Land of Talk), una Uncomfortably Numb (con Hayley Williams dei Paramore) dal titolo ammiccante che si dondola sempre in questo equilibrio di cristallo di chitarre arpeggianti e melodie lievi.
Finanche i pezzi che alla lunga sembrerebbero leziosi, specie arrivati a un certo punto del disco, quali Heir Apparent e la tenuemente psichedelica Doom in Full Bloom, hanno la capacità di agganciare comunque l’ascoltatore, ancora una volta sull’onda di chitarre pizzicate in punta di plettro o di dita, e da qui di tenerlo piacevolmente sospeso tra riff che entrano con delicatezza e qualche spunto ritmico di quelli convincenti (il groove più diretto e vivace di I Can’t Feel You con il feat. di Rachel Goswell degli Slowdive). A proposito, proprio le voci femminili dei tre duetti sono un ulteriore tassello, al pari degli indovinati inserti di strumenti “non rock”, per la riuscita dell’insieme (e non solo per la sua leziosità).
Non so perché ho pensato più volte agli American Music Club ascoltando questo lavoro. Davvero struggenti come Mark Eitzel e i suoi, gli American Football e il loro post-rock sentimentale non possono essere. Solo eleganti e suggestivi. Che non è poi così male, anzi.
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