• Set
    13
    2019

Album

Lakeshore Records

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Universi che cadono a pezzi. Era questa la premessa che distingueva le opere di Philip K. Dick, il costruire mondi iper-realistici, molto credibili, in cui inserire il proprio protagonista – anche quello più ai margini – che avrebbe dato per scontato il suo essere reale e la sua realtà. Salvo poi far crollare tutte quelle certezze dopo poche pagine, rimettendo in discussione il concetto stesso di realtà, confonderlo e instillargli il dubbio, e infine convincerlo che quello che un tempo definiva reale era solo una routine diventata norma, una costante ripetizione di azioni, gesti, comportamenti e rituali che difatto organizzavano il suo (non) esistere. Da queste stesse premesse parte Undone, nuova serie prodotta da Amazon Prime Video e creata da Raphael Bob-Waksberg (già brillante autore di BoJack Horseman) e Kate Purdy, diretta da Hisko Hulsing, quest’ultimo già all’opera con la tecnica del rotoscoping nei segmenti di Kurt Cobain: Montage of Heck. Philip K. Dick e animazione in rotoscoping sembrano sposarsi alla perfezione, e una dimostrazione l’aveva già data A Scanner Darkly, adattamento dell’omonimo romanzo dickiano a opera di Richard Linklater, altro pioniere della tecnica che aveva gettato le basi per il suo sfruttamento nell’acerbo ma affascinantissimo Waking Life. Proprio il film del 2006 aveva permesso al suo autore di tradurre e manipolare l’immagine a suo piacimento, adattandola alla mente schizzata dello scrittore californiano e allo stesso tempo renderla viva, visionaria e sonora.

I suoni, quindi, e le musiche dovevano agire di conseguenza. In quel caso fu il lavoro mastodontico di Graham Reynolds e del Golden Arm Trio, quasi un prendere le armoniosità sintetiche del Vangelis di Blade Runner e doparle di Sostanza M, con l’aggiunta di un po’ di sana anarchia jazz, giusto per riassumere (o sintetizzare, visto che ci siamo) l’andamento schizzoide della mente dei protagonisti. Proprio alle parti più malinconiche e pessimiste di quella soundtrack (prendete una The Dark World Where I Dwell) sembra essersi ispirata Amie Doherty, chiamata al non facile compito di musicare il delirio schizofrenico della protagonista di Undone. Alla sua prima vera prova con una colonna sonora integrale (dopo aver lavorato all’orchestrazione di varie serie televisive recenti, tra cui Star Trek: Discovery e Fargo), la compositrice irlandese arrangia la sua materia e la manipola, la tende oltremisura per poi ripiegarla su se stessa; è come se avesse realizzato un musical sull’ipotetico ultimo istante di vita della protagonista (l’incidente in macchina è centrale nell’economia della storia). Se il campionamento jazz di Reynolds era più di matrice Lynch/Badalamenti, il riferimento primario della Nostra sembra invece essere il Jon Brion di Eternal Sunshine of the Spotless Mind o Synecdoche, New York (non a caso due prodotti targati Charlie Kaufman), ovvero un giocare con gli infiniti labirinti della mente umana e con l’irrazionalità dei sentimenti.

Su tutto, infine, aleggia sempre quel senso di meraviglia diffusa, lo stesso che si percepisce appena un attimo dopo una sensazionale scoperta (A Life Without Limitaions) o al risveglio da un sogno dal quale siamo stati letteralmente strappati via (Large Ventricles). Non mancano derivazioni elfmaniane, soprattutto nell’utilizzo del piano (Doing the Rounds), innervato di un’umiltà rara mista ad ambizione senza freni, dove chi sta dietro lo spartito non si riduce all’omaggio, ma si spinge oltre i territori già battuti per ricercare insistentemente un’originalità non per forza rivoluzionaria.

20 Settembre 2019
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Amie Doherty

Undone (An Amazon Original Series Soundtrack)

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