Recensioni

Il duo di stanza a Berlino e affiliato al giro Janus (Lotic, HVAD, M.E.S.H) Amnesia Scanner rappresenta in questo momento la next big thing discografica di tutto un giro di musiche definite all’estero HD e Hi Tech e da noi note con la tag accelerazionista. Parliamo di vecchia discografia novecentesca, perché questa su Young Turks rappresenta la prima uscita sui canonici formati per la misteriosa formazione che finora – vedi anche Pc Music agli esordi e il nostro speciale – aveva optato per la condivisione soltanto via Soundcloud e altri formati digital-multimediali, non ultimo un sito web dedicato e imbastito assieme a Bill Kouligas e all’artista concettuale olandese Harm van den Dorpel (vedi la nostra recensione a riguardo).
Prevedibilmente, pubblicare sull’etichetta legata al Beggars Group, e dunque a XL, accanto ad act quali The xx, FKA Twigs, SBTRKT e Jamie xx, si è tradotto per il duo in un consapevole lavoro di sintesi sul formato (e i formati), prediligendo dunque una certa compattezza e fruibilità dell’insieme piuttosto che lanciarsi nelle ormai classiche immersioni cyber cinematografiche in alta definizione che contraddistinguono alcune delle musiche più monitorate degli ultimi mesi (vedi la loro As Angels Rig Hook, per citare uno degli esempi più recenti extra EP in questione). Avevamo avvistato il duo prima nella interessante produzione trap per Mykki Blanco e poi nel brano An Exit nell’ultimo album di Holly Herndon, Platform, traccia che come l’intero lavoro della musicista e compositrice possedeva una quadratura pop sotto i numerosi layer intellettuali e politici (analizzati in profondità anche su queste pagine).
Allo stesso modo, il duo, in questo AS EP, cerca una quadra all’interno del proprio periscopico linguaggio, reinterpretando la lezione di certi Autechre (anche loro sono partiti dall’hip hop per poi portarlo molto oltre) in un mondo post-rave caratterizzato dalla trance puntiforme di Lorenzo Senni e, alla bisogna, condito da orientalismi assortiti che, assieme a tutte le spezie in gioco, conferiscono alla prova un distinguibile setting futurista. L’interno è chiaro: creare ponti ed equilibri tra l’oscura realtà fuori dagli schemi che il duo ha rappresentato finora e qualcosa di più riconoscibile e abbastanza rotondo da far ballare ai loro live set almeno un paio di generazioni di clubber. Il lavoro dura 21 minuti che sembrano 30, a livello di percezione temporale. Sarà l’effetto profondità dei campionamenti, sarà la varietà di ciascuna delle sei tracce che si muovono tra stop and go di proteiche basi hip hop e un caleidoscopio di effetti a volte pestati stile picchiaduro (As Chingy), a volte aspirati ed in sottrazione come molte basi trap trasfigurate (vedi Tri Angle family) hanno comandato nell’ultimo lustro. Poi c’è il lato sotto il segno di Senni e del suo ottimo Quantum Jelly, ed infine, come ogni buon disco di gente cresciuta a mancuniani e Burial vari, il finale è un gioco tra battute random e delicate marzialità tra nuvole cariche di pioggia, r’n’b ridotto ai minimi termini e un carillon che parla la lingua dei Samurai e dell’adorato – dal giro grime e non solo – medioevo giapponese.
Ci sarà già qualcuno che dirà che da queste parti si è perso il culto e l’ineffabile fascino dei cacofonici free form registrati dal vivo come AS LIVE [][][][][], ma, ne siamo certi, gli Amnesia Scanner continueranno a farci godere di entrambi i lati della medaglia.
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