Recensioni

Nuovo corso, per Liam Blackburn. Conosciuto ai più come Indigo, metà del duo Akkord assieme a Joe McBride/Synkro, il producer ha dichiarato di voler lentamente voltare pagina col suo alias più famoso per concentrarsi sul nuovo progetto Ancestral Voices. Il debutto col nuovo nome davanti al pubblico è arrivato lo scorso anno durante un party di Samurai Horo, in cui Blackburn è salito sul palco celando la propria identità, fino all’annuncio del primo album Night Of Visions in aprile.
Liam sembra voler davvero rimescolare le carte, e questo album lo dimostra. Dopo il successo del già citato fenomeno Akkord, e l’ottimo EP Storm (2013), con Night Of Visions il producer sposta, e non di poco, la direzione del suo navigatore, dando vita ad una nuova creatura dalle mille forme, brutale e spietata, eppure affascinante. Già il nome del progetto è la classica copertina che ti fa capire tanto del libro ancora da sfogliare, racchiudendo al suo interno un mondo di sensazioni e ambientazioni provenienti da civiltà e culture lontane dal benessere occidentale. In sessanta minuti Blackburn ci sbatte in pieno volto una dimensione del tetro entroterra africano, lontano dai vari Discovery Channel, rielaborato con efficacia da atmosfere ataviche e un tocco a dir poco apocalittico. L’opera è inebriata da una tensione così percettibile che tutto sembra essere parte di un lungo racconto – e la disposizione dei titoli delle tracce lo conferma – svolto attorno al fuoco vivo di un angosciante rito sciamano (ottimo l’utilizzo di strumenti del Continente Nero come bonghi e sonagli, che conferisce ancor più coerenza alla trama), con gli indigeni a dar vita a macabre danze funeree.
Viene riposta nel cassetto l’inerzia jungle, ma inasprendo ancor più la materia dub darkside da tradizione Akkord e del giro Pinch/Tectonic (The Feathered Serpent, Invocations), levigando l’ambient scurissima (la title track, Arachnea) con una techno putrefatta e rimaneggiata, aggiungendo quando serve un afro-2step tra Benga e Wen (Selva), e agganciandosi a certe cadenze Andy Stott di Faith In Strangers (Ritual Terre). Blackburn è un talento come pochi nell’addentrarsi in certe aride lande, e si dimostra per l’ennesima volta un narratore spietato e senza filtri, cosciente e cinico nella riproposizione dei suoi scenari.
Basta chiudere gli occhi e troverete spalancate le porte di un mondo lontano, senza tempo, abitato da voci spettrali e field recordings, flauti, distorsioni e tagli sul mixer, maschere, percussioni lancinanti, sacrifici agli Dei, bambole voodoo, aghi e magia nera. Se avete intenzione di varcare quel confine, sapete cosa vi aspetta.
Amazon
