• nov
    24
    2014

Album

InFiné

Add to Flipboard Magazine.

In un’intervista rilasciata nel 2010 ai tempi di In D, prima pregevole prova del misterioso Arandel (misterioso per tutti, ma non per noi: si veda il secondo capoverso della scheda artista), l’artista ricordava che “constraints work better on creativity than easiness”: per la creatività le limitazioni funzionano meglio della facilità. Ricordando il manifesto PCCOM di Herbert, l’autorestrizione all’analogico (no MIDI, no samples) di Arandel aveva effettivamente giovato alle variazioni in Re maggiore dell’album, rappresentando un particolare caso di “elettronica organica” o “bio-IDM”, allora avvicinato ai lavori di Murcof. Quattro anni dopo il progetto Arandel si riattiva, fedele al dogma analogico, ancora ospitato dalla label francese Infiné, ma la magia non si ripete.

Rielaborazione di una colonna sonora realizzata nel 2012 per l’opera “Le Bestiaire du dedan” dell’artista visuale Gabriel Desplanque, Solarispellis (il titolo è una citazione da una poesia dello svizzero Philippe Jacottet che parla di una “pelliccia di Sole”, solaris pellis in latino, e che Arandel utilizza da tempo come introduzione nei suoi live show mascherati) sconta l’eterogeneità delle sezioni di cui si compone rispetto alla coesione tonale dell’album precedente, e l’applicazione dei principi antidigitali qui non porta alla misura. Le suggestioni sci-fi vagamente carpenteriane dell’Opening Section vengono subito annacquate da soluzioni melodiche e armoniche spesso timide e scontate, che non vanno oltre un romanticismo elettronico già esplorato, tra gli altri, e con ben altri risultati, da Moroder e Jarre.

I due Movimenti della Section 10 rievocano la tradizione francese delle musiche per film degli anni ’60 e ’70 (Michel Legrand, Georges Delerue, Jean-Claude Vannier). Nella Section 13 il debito nei confronti di Terry Riley (già rievocato con il riferimento a In C nel titolo del primo album) è fin troppo evidente. Nello sviluppo sinfonico della Section 9 Arandel azzecca il tiro senza esagerare, ed emoziona, ma è troppo poco. Messo ad esempio di fronte, ma da lontano, alle dense tensioni elettroniche di Visions Of Dune di Z aka Bernard Szajner, un’altra futuristica non-soundtrack (ri)pubblicata recentemente da Infiné ma originariamente uscita nel 1979, Solarispellis ne esce sonoramente sconfitto.

2 dicembre 2014
Leggi tutto
Precedente
Alia – Asteroidi
Successivo
Elettronoir – E che non se ne parli più

album

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite