Recensioni

7.5

La Di Da Di: un titolo onomatopeico, per il terzo album dei Battles, un lavoro in tutto e per tutto strumentale, rifinito nei minimi dettagli, ancor più eclettico e brioso delle prove precedenti, forse ancora più meticcio nei suoi richiami elettronici, e dunque il marchio, ancora una volta, non poteva essere che Warp. L’artwork è un’opera artistica del bassista Dave Konopka (la copertina di Gloss Drop era una foto di una sua scultura), una “scomposizione” – non senza una certa ironia – di una colazione americana che sta anche a rappresentare un ideale nuovo inizio per il trio di stanza a New York. Il disco parte dal bisogno di Ian Williams di ritrovarsi e reinventarsi, immaginando la tracklist come un’unica live session densa di ritmiche incalzanti, loop e refrain elettronico-chitarristici. Per certi versi è un ritorno sul luogo del delitto del primo, portentoso album, un guardarsi in faccia sapendo che alla creatività di Tyondai Braxton (che con i Battles firmò solo il debutto, Mirrored) è necessario contrapporne un’altra altrettanto significativa, e questo per dare una svolta definitiva al passato.

L’impressione è che sia il cuore pulsante della band a venir fuori in quest’album, costi quel che costi. Da una parte è un continuo boicottaggio delle maniere e del manierismo, dall’altra semplicemente un ottovolante che regala non pochi momenti esaltanti, quelli cioè dove potenza, brio e controllo ruotano su prismi di giocosa spensieratezza, quelli dove Williams disperde colorate spezie esotiche nelle serpentine ritmiche disegnate da Stanier e quelli dove il sound della band da lineare si fa circolare, poi tridimensionale, poi cubico, poi ancora lineare. I Battles hanno sempre avuto un modo tutto loro di farti osservare la loro musica al di fuori di una scatola di vetro e acciaio; qui hanno voluto farci vedere che dentro al box è stata apparecchiata una grande festa, senza nostalgie o ingombranti, carnali, novecenteschi stereotipi rock.

A partire da The Yabba (di cui è disponibile anche un videoclip), a far da apripista ideale alla tracklist, va in scena un trio di androidi con chip emozionali più o meno funzionanti, alle prese con una personale concezione di world rock futurista. Stainer, con la batteria microfonata, pesta duro sulle pelli e guida le danze; Williams, più divaricato che mai, si divide tra tastiera e la proverbiale chitarra; Konopka va di effetti, ma anche di chitarra e basso, tanto che nei momenti più intesi non ha neppure più senso capire chi sta suonando cosa: è il sound a dominare, ed è pieno di wah wah più che di riffoni, è un gioco di mordi e fuggi, iperboli electro e crescendo organico più che una strategia di sponde, potenza e birilli da buttare giù. Poi c’è tutto il gioco – trasfigurato naturalmente – delle nazioni, con anche qui i Battles ad ampliare ancor di più il loro spettro di possibilità – Giappone per The Yabba, Africa (citando Graceland di Paul Simon) per FF Bada, Germania per Dot Com, Austria per Tyne Wear – come anche quello delle tradizioni: funk per Summer Simmer (con tanto di moog e altre analogiche stranezze), noise à la Oneohtrix Point Never e romantic wave per Cacio E Pepe, minimalismo à la Terry Riley per Non-Violence, potenziali riferimenti a Henry Mancini (compositore che firmò la colonna sonora di Touch Of Evil di Orson Welles) in Tricentennial, overture per Megatouch, bandismo di strada per Luu Le, e così via, lungo una scaletta che si ascolta come un’unica, stordente gara a staffetta, un caleidoscopio di colori in movimento, un viaggio lisergico sull’Autobahn nell’epoca del digitale e del 3D.

Williams e Co. sono tornati alle fondamenta del loro sound, per superarle senza tradirle, ma, coerentemente, ampliandone anche lo spettro e approfondendone le timbriche nei limiti di una formula che è puro sturm und drang macchinico, e dunque svelata nei suoi meccanismi più intimi. Tutto ciò che rende magici i Battles è il gioco di regia, l’obiettivo che gira dinamico attorno a tre musicisti alle prese con una materia viva, fatta di vetro e acciaio, scossa da una bella dose di elettricità.

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