Live Report

Add to Flipboard Magazine.

Per chi, come il sottoscritto, ha già visto i Blur quattro volte, diventa sempre più difficile descrivere un loro concerto. Il senso d’incanto delle prime volte va piano piano svanendo e l’emozione vera dello spettacolo è da ricercare in un attimo, una sensazione che si ha timore possa non arrivare. Nonostante sia il primo giorno di agosto, il cielo nuvoloso tipico del clima irlandese fa da sfondo alla splendida cornice del Museo delle Arti Moderne di Dublino e ci accompagna all’evento che prevede The Strypes e Bat For Lashes come opening act. I primi, nonostante la giovanissima età, dimostrano una certa attitudine sul palco, con il frontman che sembra una via di mezzo tra Liam Gallagher e Julian Casablancas. La loro esibizione dura meno di tre quarti d’ora, ed è assolutamente da segnalare l’esecuzione di You Can’t Judge A Book By The Cover che riscalda i presenti. Bat For Lashes entra in scena intorno alle 19:15 (due ore prima dei Blur), e, visibilmente emozionata, suona meno di un’ora, scegliendo molti pezzi dell’ultimo The Haunted Man: la voce è sicura e lo spettacolo assume toni eleganti e intimi, soprattutto durante la delicatissima Laura.

Il tempo scorre lento e inesorabile, e l’attesa che sale è tutta per il quartetto di Colchester che manca in Irlanda da quattro anni, e da Dublino da più di dieci. In tutte le date del tour partito da Città del Messico a marzo, la scaletta non ha mai subito cambiamenti sostanziali se non qualche innesto temporaneo, e il qui presente live non fa eccezione. Si tratta di un vero e proprio greatest hits, per non mettere in difficoltà i fan dell’ultima ora ma anche per non deludere i fan di vecchia data, sicuramente ansiosi di riascoltare i grandi successi, seppur con la grande speranza di qualche chicca. Si passa dal giro killer di basso di Alex James su Girls & Boys, alla supersonica Popscene, passando per la canzone simbolo/singolo della “Battle Of The Bands” Country House, senza dimenticare episodi più hard come Trimm Trabb o Beetlebum, vero fiore all’occhiello di Graham Coxon, decisamente in grande spolvero. Damon Albarn salta e corre come un ossesso, sembra quasi che il palco sia troppo piccolo per lui, tra la classica benedizione con decine di bottigliette d’acqua ai coraggiosi delle prime file, al solito megafono sparato a tutta birra sul microfono. E l’arrivo sul palco di un Phil Daniels visibilmente invecchiato ma mai provato fisicamente su Parklife, è la ciliegina sulla torta per coronare tanta vitalità. Se il nostro Damon finga di divertirsi o reciti semplicemente la parte da superstar che ha calzato per vent’anni, non è dato sapere. Di sicuro stasera, a Dublino, il divertimento è di casa.

C’è anche spazio per le ballatone da cantare a squarciagola come End Of A Century, Under The Westway, To The End (che mancava dallo show di Hyde Park del 2009) o il sing-along di For Tomorrow, per non parlare di The Universal, intensa come sempre e accompagnata da un pathos indescrivibile. Non si ha tempo per riflettere, per cercare di comprendere quanti classici abbia scritto la band, per discutere su una scaletta che forse non descrive al meglio le potenzialità di un gruppo che ha saputo esprimere meglio di altri un pop intellettuale e mai banale. Perché quando senti un pezzo come Caramel, capisci che l’attimo, l’emozione e il battito accelerato di cuore che aspettavi finalmente arriva: la perizia nell’esecuzione di un pezzo che suona come una liturgia da ascoltare in religioso e rispettoso silenzio, con tutti e quattro i componenti del gruppo a recitare una messa fatta di pennellate sulle corde di una chitarra, cori gospel di altissima intensità e malinconiche e inquietanti sensazioni che trasudano da un moog contenitore di cupe visioni, diverse per ognuno di noi, che riescono a fermare l’orologio del tempo agli anni ‘90. Un orologio destinato sì a ripartire, ma con le lancette che restano impresse nella mente, proprio qui e proprio ora, per sempre.

 

10 Agosto 2013
Leggi tutto
Precedente
King Krule – 6 Feet Beneath the Moon King Krule – 6 Feet Beneath the Moon
Successivo
mace. – The Wealth Of Nations mace. – The Wealth Of Nations

recensione

recensione

recensione

recensione

Blur @ Ippodromo del Galoppo, 2013

Live Report

artista

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite