• Giu
    24
    2016

Album

Love Justice

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Con 15 Again del 2006 i Cassius avevano annunciato la fine del punk funk e di un tipo di elettronica che negli anni Zero aveva trovato come redivivi alfieri del dopo french touch Justice, Simian Mobile Disco, Tiga e pochi altri. La descrizione della decadenza di un decennio è andata in stand by dopo il successo del singolo Toot Toot, perché Philippe Cerboneschi e Hubert Blanc-Francard hanno iniziato a collaborare come produttori di gruppi come Phoenix e The Rapture, per poi riemergere nel 2010 con un EP lungo (The Rawkers) sempre su Ed Banger, che ammiccava all’electro-fidget allora di moda.

Veniva opportuno chiedersi dove sarebbero potuti andare a parare con questo nuovo Ibifornia: seguire il flusso revival anni Settanta-Ottanta dei Daft Punk/RAM, passare a un pop-dance più vendibile o dirigersi verso la ricerca di qualcosa di nuovo? In una decina di anni i due produttori sono riusciti a chiamare in studio featurers del calibro di Mike D dei Beastie Boys, Ryan Tedder del gruppo pop OneRepublic, il parigino JAW, Chan Marshall / Cat Power, John Gourley dei Portugal, The Man e, per chiudere, l’immancabile Pharrell Williams. La sensazione sembrava quella di un possibile grande ritorno. In effetti lo è stato, ma sempre nei limiti di una ristretta cerchia di ascoltatori, come è quella relativa ai Cassius, due produttori eccellenti, figli di una cultura che negli anni Novanta definivamo underground, ma che oggi a parte qualche eccezione (Guetta, Daft, AIR) viaggia sui binari di un mercato di nicchia che ama crogiolarsi alle volte in una mediocrità non tollerabile.

L’opener The Missing propone un po’ di disco funk, qualche synth rétro che ricorda gli anni Ottanta e qualche falsetto à la Prince, il tutto mescolato a inserti classici Wham! meets Basement Jaxx. Love Parade è un altra take pesante dove si sente l’influenza del funk degli Chic, e quindi inevitabilmente si va a parare su RAM, presupponendo poi che la connessione con Mike D rimandi pure alle origini del suono Cassius, quando ancora si produceva per rapper francesi del calibro di MC Solaar. Chiude un interessante organetto Farfisa jazz con intagli di cheap coin-op sounds. In seguito è Action il primo pezzo che buca. La voce sensuale di Chan Marshall sembra venuta fuori da un disco dei Gus Gus, direttamente sporcata dal tribalismo sudamericano delle foreste amazzoniche e della strada di Mike D. Il pezzo fa muovere e il giro di basso con le congas non perde il tiro fino alla fine della canzone. Tagli house con un sax in progressione stellare, e qui si sente il tributo alla scuola french che aveva coniugato il jazz con la house (vedi alla voce Ludovic Navarre). Go Up con la Marshall e Williams è un altro centro in pieno trip house sussurrato in sfolgorio di filtraggi, con Cat Power e Pharrell Williams praticamente a cappella su un basso che lievita e una chitarra in uptempo funky che smarca ancora su RAM. Ibifornia è una tribal deep di classe, un sogno per quarantenni in post-sbornia con il feeling da spiaggia ibizenca, Hey You! è un prescindibile pop-disco da baraccone, Feel Like Me è la ballad che surclassa tutte le Adele e le Lana Del Rey, con la Marshall in stato di grazia ammiccante. Un pezzo per cui vale la pena di ringraziare i Cassius. Si chiude poi con Blue Jean Smile, con l’accenno glo-fi di John Gourley dei Portugal. The Man. The Sound of Love è marmellata deep con il vocalismo notturno di JAW, un po’ troppo sbracato verso un pop dalla lacrimuccia facile à la Coldplay. L’epilogo Pounce saluta con cinque minuti di puro ritmo in cut-up filtering senza sbavature.

In sostanza, Ibifornia è il miglior disco che i Cassius avrebbero potuto fare oggi. Una dichiarazione di mezzi produttivi eccellente, con rimandi sia al passato che al presente. Seppure non sempre al massimo dal punto di vista del tiro, Cerboneschi e Blanc-Farcard fanno il loro sporco lavoro in modo egregio. I capelli bianchi che iniziano a spuntare non spaventano, anzi servono a confermare un suono maturo e personale. Il loro problema (comune a molti altri artisti french touch) è che il suono disco è costretto all’invecchiamento. Oizo ci riprova con il pupazzo, i Cassius con collaborazioni d’eccellenza, ma in fondo di questo come di altri dischi che non osano ce ne dimenticheremo presto. Purtroppo.

15 Settembre 2016
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