• Mag
    13
    2016

Mix

Autoprodotto

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Torna Chance the Rapper ad un anno da Surf e a tre da Acid Rap, primo mixtape che lo portò (meritatamente) alla notorietà. Sui suoi flirt con gli allucinogeni – e sui relativi guai con la giustizia – si è già scritto abbastanza, ma Chancey sembra aver cambiato abitudini: sempre perso nella sua personale psichedelia dolcemente fluttuante tra stelline e tramonti – come da splendida cover, gigiona il giusto –, se una volta Bennett si stonava (ma non stonava) senza troppa moderazione, ora è un uomo nuovo e ci tiene a dire al mondo come le sue muse siano cambiate; la recente paternità diventa la sua nuova ispirazione principale e quindi Same Drugs no more, tra riferimenti a Peter Pan («Wendy you’ve aged, when did you start to forget how to fly?») e pianoforti intimi, siamo ad un nuovo inizio (anche se l’amore per i joints rimane duro a morire, vedi l’inutile Smoke Break).

Esplicitate le premesse, il disco si divide nettamente in due filoni tematici: più ingombrante e telefonato uno, vero motivo di interesse per il disco l’altro. Chance è sempre stato un devoto credente, ma in Coloring Book il suo amore per Dio è davvero urlato a più non posso. Questo terzo capitolo è semplicemente il disco gospel che Kanye (che ritroviamo a cazzeggiare allegramente nel chorus dell’introduttiva All We Got ricambiando il favore avuto con Ultralight Beam) aveva annunciato per il suo The Life of Pablo ma che non è riuscito a fare, perso nei suoi deliri di onnipotenza e nei suoi continui ripensamenti. Chance the Rapper si è trasformato in Chance the Gospel Singer, e sembra crederci davvero con tutto il cuore, ma brani come Blessings, How Great o Finish Line/Drown – per quanto maestosi e arrangiati magnificamente – suonano un po’ troppo maestosi e quasi forzatamente infarciti di una retorica spiritualista a tratti posticcia; è new age da parrocchia, sinceramente black fino all’osso e radicalmente americana ma forse troppo prevedibile (o semplicemente troppo distante dalla nostra sensibilità) per risultare davvero interessante.

Decisamente meglio va quando Chance si concentra su sé stesso e sul proprio percorso: orgogliosamente libero da ogni ingerenza produttiva e ostinatamente – e coerentemente – alla larga da ogni label, Bennett rimane un adorabile outsider che fa musica non for free ma for freedom; No Problems, invettiva e avvertimento rivolto alle major, ne è il brano simbolo ed è semplicemente un pezzone. In Mixtape è invece tracciato un immaginario ponte verso la scena di Atlanta con Young Thug e l’emergente Lil Yachty, altri due che sono arrivati (Thuggy) o stanno arrivando (Yachty) in vetta facendo sempre solo quello che gli pareva. Tra gli highlight del disco, anche le tracce dedicate al proprio background e alla sua amata Windy City (la bellissima Summer Friends, Angels), mentre arriva prevedibile ed evitabile il solito pezzo su falsi amici e doppie facce interessati solamente alla fama e al successo che circondano il rapper (All Night).

Bello è bello, e se ne riparlerà sicuramente a fine anno in ambito di pretendenti al titolo di migliore uscita hip hop made in USA, ma qualche tiepidezza dettata dai motivi detti in precedenza rimane e ne pregiudica il definitivo salto verso lo status di inequivocabile masterpiece (ciao Kendrick) che potenzialmente sarebbe stato alla portata.

18 Maggio 2016
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