Recensioni

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Senza se e senza ma, il 2014 è l’anno della svolta per Charli XCX. Due sono stati i momenti top per Charlotte Emma Aitchison durante l’annata: febbraio, con il featuring nel singolo spacca classifiche Fancy di Iggy Azalea, e poi la pubblicazione di Boom Clap, brano inserito nel film di Josh Boone Per Colpa Delle Stelle. Tanto sono salite le quotazioni della giovane cantante di Cambridge con il citato singolo che Warner si è vista costretta a far slittare di qualche mese l’uscita di questo secondo disco Sucker (terzo se consideriamo 14, debutto del 2008 mai venduto ufficialmente a livello fisico,se non poche centinaia di copie) per sfruttare al meglio l’hype venutosi a creare.

Già con True Romance, XCX si era fatta notare con un lavoro tanto accattivante sul versante dark wave e synthpop (Gold Panda alla produzione) quanto poco a fuoco sulla resa complessiva, tra soluzioni acerbe e troppa dispersione di idee. Le cose poi cambiano, a partire da un look più femminile e anche provocatorio. Un viaggio in Svezia fa il resto: qui infatti viene registrato un disco più compatto e di sbandierato punk, dove di punk però c’è giusto un po’ di lucidalabbra. Seguendo quella scia di musica post-adolescenziale da (falsa) ribellione molto primi 2000 (ve la ricordate Avril Lavigne?), per una traiettoria simile a quella della recente Lykke Li mixata con un pizzico di Kate Nash, Charli dà alle stampe un disco di facile, facilissima, presa, pensato soprattutto per un target di liceali alle prese con le prime esperienze, sia relazionali che sessuali, buttando cioè dentro il calderone tutto ciò che un disco (teen)pop non può non avere, con risultati tutto sommato discreti.

Tra riff sbarazzini (Breaking Up), tentazioni EDM (Break The Rules), teenage anthem (Boom Clap), autotune (Need Ur Luve, brano che tra l’altro ricorda molto ), Charlotte Emma Aitchison porta a casa il risultato anche grazie a un minutaggio contenuto (il brano più lungo si ferma a 3:50) e a ritornelli che, per quanto banali (I don’t wanna go to school/I just wanna break the rules, oppure Everything was wrong with you/ so breaking was is easy to do), fanno il loro dovere assieme al lavoro dei produttori (Justin Raisen e Benny Blanco, ma anche Rostam Batmanglij dei Vampire Weekend).

In sede di scrittura, da sottolineare la presenza di due assi: Rivers Cuomo dei Weezer (Hanging Around) e un richiestissimo Ariel Pink, quest’ultimo alle prese con una glam song à la Alberto Camerini come London Queen. La Hatchinson ha le idee chiarissime sul da farsi, a partire da strofe come “Fuck You, Sucker!” o “in a dream like a London queen”, nell’esprimere le gioie del primo autoerotismo (Body Of My Own), magari ballando sui gialli bus della high school come nel video di Break The Rules in pieno stile Clueless (già peraltro utilizzato come ispirazione nello stravisto clip di Fancy). Furba Charli, una tipa a cui sembra basti davvero poco per trovare un posto in prima fila all’interno dell’attuale scacchiere pop.

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