• Mag
    25
    2018

Album

Glassnote Records

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Quando Lauren Mayberry dichiarò che questo sarebbe stato il lavoro più pop della loro carriera, abbiamo tremato e ne avevamo ben donde. Il ritornello teen e l’attitudine da Twilight saga sono sempre stati nelle vene del trio di Glasgow fin da The Mother We Share e passando per Every Open Eye, ma in questo terzo lavoro, complici importanti produttori – David Stewart (Eurythmics) e, soprattutto, il Re Mida, Greg Kurstin (Adele, Sia, Beck, Kendrick Lamar) – l’easy listnening sembra aver toccato nuove vette e forse un punto di non ritorno. 

Nati come fenomeno synthpop, e sotto la stella dei Depeche Mode (e di tutto il revival synth anni Ottanta), i Chvrches hanno camminato finora su quella sottile linea che li rendeva ancora appetibili ad un pubblico non strettamente generalista. Naturale che a beneficiare dei loro brani siano sempre state le chart, essendo quello, in fin dei conti, l’ambiente ideale in cui la band si è sempre collocata, ma, forse a causa di un nostro preconcetto che ne vedeva un potenziale non necessariamente commerciale, si notava una differenza tra il trio scozzese e le varie Ellie Goulding, P!nk o Zara Larsson.

C’era fino a questo Love Is Dead appunto, in cui effettivamente non cambia nulla di veramente significativo, se non l’indorare la pillola e avvicinare la data di scadenza che gruppi come questo portano sempre – e ben in evidenza – fin dalla loro formazione. I nuovi brani, così come quelli di Every Open Eye, sono pura autoreferenzialità: stessa struttura verse-chorus-verse, stessi effetti beat/drop, stessa voce teen-emo della Mayberry, stessa voglia di cantarli per un’estate o poco più, stessa sensazione di vuoto una volta che l’effetto finisce. I cambiamenti, semmai, sono nella narrativa, se è davvero il caso di usare questo termine. Love Is Dead parla (?) della fine dell’empatia, e in questo si distingue dalle tematiche romantico/gotiche dei precedenti sforzi. In cambio però, e ingenerosamente verrebbe da dire, il trio non offre nessuna ballata mistico riflessiva, nessun cambio di registro dal solito teen dream, neppure quando a intervenire è Matt Berninger dei National (in My Enemy), uno che di spunti riflessivi e toni mitiganti ne avrebbe potuto instillare parecchi (il brano a cui collabora, insieme alla cavalcata elettronica in stile Editors era-Papillon di God’s Plan, è tra gli episodi più interessanti del lavoro, tra paralleli con James Blake o The XX).

L’episodio controverso, al netto del video con i riots di Miracle, si trova però all’altezza di Graves, in cui sembra che, per la prima volta, emergano argomenti non prettamente legati a piccoli problemi di cuore, come sembra suggerire la (perdonateci) orribile immagine di copertina. Strofe come «They’re leaving bodies in stairwells and washing up on the shores» e «Baby You Can Look Away» sembrano far riferimento al tema dei rifugiati, una scelta lodevole, non fosse per i grami risultati. La canzone è imbastita su pattern elettronici banali che, più che sorreggere un testo di per sé poco efficace, lasciano i concetti del tutto inesplorati. La sensazione è quella di guardare una bellissima cornice senza il quadro dentro. E questo al netto della lodevole iniziativa di (tentare di) portare la conversazione pop su un livello politico e sociale.

Restringendo il campo sul pubblico di riferimento (i teenager) e sull’attitudine (mainstream), Love Is Dead non è neanche un disco completamente da buttare: brani come Miracle, pur senza l’aiuto di Major Lazer, e Forever (un po’ come se le sorelle Haim avessero lasciato le chitarre per i synth e inventato un featuring con i Belle And Sebastian) hanno le spalle abbastanza grandi per diventare hit di successo. In definitiva, Love Is Dead è il disco più pop dei Chvrches, quello che lustra e fa luccicare ancora di più una superficie già più che sufficientemente adornata, quello che tenta di dare profondità all’operazione calcando su temi importanti (Love Is Dead, Graves e relative controversie) ma che non fa altro che proporre la solita, ben fatta, vanilla EBM. Ci fa storcere il naso perché immaginavamo diverse sorti, ma è forse arrivata l’ora di accettare le nuove traiettorie e giudicare la band in base ad esse. 

25 Maggio 2018
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