• Ott
    25
    2019

Album

Partisan

Add to Flipboard Magazine.

I Cigarettes After Sex ci sono cascati. Dopo una prima prova assolutamente di livello e unanimemente apprezzata da critica e pubblico, Cry magari non farà piangere, ma di sicuro rende un tantino più tristi per ciò che poteva essere e non è stato. Del resto, la formula scarna, orecchiabile e ostinatamente minimale ai limiti della dabbenaggine, già in partenza si prestava a cadere nel trabocchetto di una certa ripetitività. Le strade per evolversi, oltre a quella di tirare fuori canzoni talmente belle dal rendere superfluo ogni ulteriore commento (soluzione che però scartiamo a priori perchè non è questo il caso), erano due: ampliare lo spettro sonoro con l’aggiunta di ulteriori elementi o cambiare totalmente il paradigma in tema di mood generale. Greg Gonzalez e soci sono rimasti schiacciati nel mezzo, prigionieri di un’inaspettata pochezza o magari solo di una sopravvenuta pigrizia in fase compositiva, prima ancora che di uno stereotipo il quale, evidentemente, non sono stati così accorti e scafati nel rigirare a proprio favore.

E pensare che per registrare questa seconda fatica in studio, ispirata – si legge nella nota – dai film di Éric Rohmer e dai brani di Selena e Shania Twain, il trio ambient-pop texano si era ritirato in una villa sull’isola spagnola di Maiorca. «Vedo questo disco come un film – ha scritto lo stesso Gonzalez, deus ex machina del progetto – è stato girato in questa incredibile ed esotica location. È ciò che lega tutti questi personaggi e scene». Anche se poi, l’ispirazione per Heavenly, debole singolo di lancio insieme al successivo Falling In Love, è venuta al leader e principale compositore rimirando «un tramonto infinito su una spiaggia isolata in Lettonia, durante una serata estiva».

Suggestioni geografiche a parte, il sophomore del gruppo non convince. Il piglio sognante, romantico ed easy listening, unito alla mutua consonanza delle varie tracce, che nella precedente prova si erano rivelati solo alcuni tra i tanti punti di forza, qui genera un moto d’associazione più che ai numi tutelari Mazzy Star, Slowdive e Cocteau Twins, al pop radiofonico di Lana del Rey, Adele o – per andare più indietro nel tempo – dei dimenticatissimi Savage Garden di (vi dice qualcosa?) Truly, Madly Deeply. Ed è forte pure l’irritazione per quel dare l’idea di voler speculare sulle fortune passate, riproponendo in sostanza una brutta copia dell’esordio omonimo. Anche la copertina, benchè un tantino più espressiva dello sfondo nero come la pece che caratterizzava il precedente disco, è induttiva, paracula nel suo didascalismo anticipatore, poco sincera e costruita nel suggerire l’assunzione di un determinato stato d’animo prima ancora di azionare il lettore, come a dire «mode “mare in tempesta” on».

Come in Cigarettes After Sex, anche i brani di questo Cry – autoprodotto dalla band e mixato da Craig Silvey (Arcade Fire, Yeah Yeah Yeahs) – sembrano un tutt’uno. Parlare di uno solo implica parlare di tutti. C’è più varietà in una serigrafia di Warhol o in una sequela di ritratti della stessa persona. O, per dirla in termini cinematografici, ci sono più stacchi in un film con un unico piano sequenza. Ma se nel debut album la cosa era un punto di forza, qui è una pecca: uno vale uno, nel senso che l’uno – qualsiasi esso sia – trascina gli altri – anche quelli che potenzialmente avrebbero le stigmate per emergere (Kiss It Off Me, Touch) – verso il basso, in quel vortice di mediocrità che ribolle in fondo al pozzo come un magma affamato e incazzato: insomma, è un po’ l’essenza del grillismo applicata alla musica.

Ne emerge un quadro negativo perfetta rappresentazione di un marchio che è riuscito nello spazio di un amen ad inscatolarsi nel clichè di se stesso. Del resto, già il nome del progetto era abbastanza scontato: chi è che dopo una scopata non si accende una sigaretta? Allora è più cool citare il dialogo tra Asia Argento e Carlo Verdone in Perdiamoci di vista: «E tu di solito che fai dopo il sesso?». «Me do ‘na ripassata de Televideo».

25 Ottobre 2019
Leggi tutto
Precedente
Corridor – Junior
Successivo
Zonal – Wrecked

album

recensione

artista

Altre notizie suggerite