• Set
    21
    2018

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Quiet Time

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Accompagnata dallo slogan «Extended experimental expression on cassette», l’etichetta di New York, Quiet Time, in soli due anni è riuscita a garantirsi un nutrito seguito di appassionati di ambient e feticisti del formato musicassetta. Le selezioni di Quiet Times puntano programmaticamente a un ascolto «solitario, meditativo». Pur non proponendosi come una label monogenere, l’idea di creare una serie dedita al binomio sperimentazione/introspezione non poteva che stimolare la “vena ambient” degli artisti approcciati per le singole commissioni. Tra di loro ci sono Huerco S., Aquarian, Baby, X.Y.R. e Kareem Lotfy, quest’ultimo già comparso nella compilation di PAN Mono No Aware e, a sua insaputa, in un brano di Kanye. Le uscite si contraddistinguono per un artwork curato nei minimi dettagli, un box in plastica in cui sono incastonate una zine e due cassette identiche, «One for you, one for a friend», una sorta di invito a contagiare altri lupi solitari.

L’ultima artista ad allinearsi allo spirito anti-accelerazionista di Quiet Times è la produttrice messicano-americana Debit, uno dei nomi di spicco del collettivo di Città del Messico N.A.A.F.I., un punto d’incontro tra sonorità Latinx e il substrato decostruzionista dell’elettronica sperimentale contemporanea. Nel suo album di debutto Animus, pubblicato da N.A.A.F.I. lo scorso febbraio, Debit già flirtava con l’ambient: nella seconda metà del disco beat e melodie lasciavano spazio a brani più atmosferici, quasi a voler trascendere i tempi e gli spazi del club per raggiungere un non-luogo destinato alla contemplazione. Laddove Animus traeva ispirazione dalle riflessioni sugli archetipi femminili dell’analista junghiana Clarissa Pinkola Estés in Donne che corrono coi lupi (1992), Love Discipline rispolvera L’arte di amare di Erich Fromm (1956) alla ricerca di un approccio sistematico, finanche “razionalista” al tema amore.

Debit ricorre all’ambient per sviscerare l’amore in quanto «pratica rigorosa, che richiede disciplina al fine di ottenere miglioramento e ascendenza», un’impresa che potremmo considerare spericolata o circospetta, a seconda dei punti di vista, considerando l’indeterminatezza e l’astrazione caratteristiche del genere. Nei cinque brani di Love Discipline si intuisce un potenziale, scheletrico impianto narrativo: una progressiva, sofferta apertura che ci porta, nell’arco di venti minuti, da un denso, inscalfibile muro del suono a soluzioni più ritmiche ed espressive. Nei primi tre brani Debit compatta synth e rumore in un’inquietante, fragorosa coltre sonora che ricorda non poco l’immaginario sci-fi di Roly Porter. Nell’epica Resonant Affective, in particolare, le lunghe note di voice synth sembrano descrivere uno scenario in cui alcune creature spiritiche lasciano i loro corpi di appartenenza. In Overcome Isolation le frequenze iniziano a farsi più frastagliate, i sintetizzatori più scintillanti, mentre un irregolare bleep sembra alludere al risvegliarsi di un macchinario. Il (presunto) riavvicinamento all’atto amoroso sfocia nelle turbolenze industrial/noise di Common Aims e Pain Gain, i due brani più significativi del lotto. Qui Debit stempera il massimalismo e la staticità dei brani precedenti in favore di un approccio più “microscopico”, non troppo lontano dalla musique concrète. Orchestrando con sottigliezza riverberi, pesanti pulsazioni, estemporanee scariche di rumore, penetranti bassi e drone, Love Discipline si chiude all’insegna dell’imprevedibilità, catturando una sensazione di attrito che vale la pena affrontare ad alto volume.

18 Settembre 2018
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