• Feb
    09
    2018

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Aveva la forma di una bara il palco del live d’addio dello scorso 19 dicembre al Forum di Assago. Uno spettacolo che ora rivive in Arrivedorci, l’album che riprende integralmente quel congedo dal vivo degli Elio e le storie tese, questa volta senza riferimenti funebri. Proprio così, Arrivedorci, come il proverbiale saluto degli immortali Stanlio e Ollio. Un titolo che a pochi poteva venire in mente. Anzi, a nessun altro. Che poi è lo stesso dell’inedito presentato alla loro quarta partecipazione al Festival di Sanremo. Una ballata che ha lasciato tra l’Ariston e la sala stampa la sensazione del colpo in canna inesploso: perché in fondo (o piuttosto in superficie) dagli Elii ci si aspetta sempre la trovata parodistica-umoristica-cabarettistica-circense. E perché neanche l’accompagnamento accorato dei Neri per caso è riuscito a fare breccia nella cornice della kermesse. Ma questa volta è diverso. «Storia unica, ha una fine drastica, leggermente comica», è stato il congedo da ultimi della classe sul palco dall’Ariston. Un pezzo che è stato soprattutto una dedica ai fan, smorzata in una risata questa volta più amara del solito. Sulla falsa riga l’altro inedito dell’album, Il circo discutibile, ancora una ballata – con un parlato in coda di Federico Fellini – sorprendentemente poetica e melanconica, come la lettera d’addio che un mimo lascia nel suo camerino una volta sciolto il trucco.

«Questo circo è la baldoria dell’ultimo giorno di scuola e di militare e quando senti quella gioia in gola che non sa aspettare», canta in chiusura Stefano Belisari come per annunciare il cosiddetto Concerto definitivo di Assago. Uno show che non sembra registrato dal vivo, una festa di oltre due ore per confermare l’eclettismo musicale delle Storie tese. Come se ce ne fosse bisogno dopo 28 anni di carriera, peraltro già inframezzati da altri sette dischi registrati dal vivo. Motivo per cui anche Arrivedorci (l’album) è un prodotto soprattutto per i fan che attraversa i successi e le gag di un gruppo (a suo modo) rivoluzionario. Le chicche sono i feat. con Cristina D’avena sulle note di Piattaforma e con Stefano Bollani in El Pube. Per il resto, è divertentismo e tecnicismo sempre in bilico tra Freak Antoni e Rocco Siffredi. E non può non tornare in mente la terza mano di La terra dei cachi nel Sanremo del 1996. Soprattutto nei giorni della ultra-ottantenne (altra Super Giovane) portata sul palco dell’Ariston dallo Stato sociale, a un anno esatto dalla scimmia di Francesco Gabbani. Come per tornare ad attraversare le porte aperte dagli Elii, outsiders più di chiunque altro sul palco più istituzionale del paese. «A volte bisognerebbe vantarsi di più», hanno detto infatti a Libero senza nascondere l’amarezza verso i pochi consensi raccolti a fronte di una carriera prolifica come poche altre.

Si chiude così la parabola di simpatici umoristi che a fine anni ottanta, e dopo anni di cabaret, raccolsero (ricalcando secondo i più maliziosi) lezioni di Skiantos e Squallor per portarle a un livello zappiano. C’è da dire che il gruppo non ha resistito a lungo all’addio del tastierista Sergio Conforti, aka Rocco Tanica, secondo molti la mente del gruppo. E non ha resistito nemmeno a un ultimo viaggio insieme, alla luce delle manifestazioni di affetto sorte dopo l’annuncio dello scioglimento. Fino al prossimo maggio, infatti, Elio e le storie tese saranno in tour da band già sciolta. Poi liberi tutti. Con il dubbio che per davvero in Italia non ci sia gusto a essere intelligenti. E nemmeno demenziali. O forse no, che alla fine gli Elii non hanno mica dato un addio, giusto un arrivedorci.

12 Febbraio 2018
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