Recensioni

Emersi come una costola di quel giro brit-rock (Maxïmo Park, Franz Ferdinand, Bloc Party e in seconda battuta Arctic Monkeys) che aveva infiammato il Regno Unito, parallelamente (ed in risposta) al revival post-punk statunitense, i Field Music (che annoveravano agli esordi membri di Futureheads e dei citati Maxïmo Park) hanno fin dall’inizio perseguito una personale mission: ricucire i rapporti con la grande tradizione dell’artigianato pop di gente come XTC e Police mescolando melodia di stampo Northern (vedi le voci che fanno un po’ Macca) ma soprattutto innestando una bella dose di jazz e creatività.
Sesto lavoro in studio, Commontime è il disco della maturità, per i Field Music, di sicuro il più completo; introdotto da The Noisy Days Are Over (non si vedono spessissimo in giro singoli da sei minuti e ventisei secondi), che ha ricevuto su Twitter addirittura la benedizione di Prince, l’ultima fatica della band è un mix elegante di pop scuola XTC (I’m Glad) e 10CC (Don’t You Want to Know What’s Wrong?), il blue-eyed soul di Hall & Oates, Todd Rundgren (It’s a Good Thing) e il prog-jazzy degli immancabili Steely Dan (Trouble at the Lights), a cui spesso vengono accostati; il tutto però caratterizzato da quel tocco marcatamente british che dagli esordi li rende riconoscibili.
Cosa manca in questi sessanta minuti scarsi di Commontime? I più avvezzi potrebbero ribattere che si sente la mancanza di un singolo forte (The Noisy Days Are Over, effettivamente, per la sua durata e per la struttura ripetitiva, non si può considerare propriamente radiofonico) ed è vero, però vista la passione dei Field Music per le melodie sghembe e le strutture melodiche non proprio in linea con gli stilemi del pop odierno, si può dire che in qualche frangente del disco emerge una personalissima idea di singolo. E anche questo non essere allineati perfettamente rende i Nostri assolutamente peculiari.
Chi conosce e apprezza i Field Music sin dall’omonimo esordio, non può non riconoscere alla band di Sunderland di essere riuscita, passo dopo passo, disco dopo disco, a costruirsi un percorso musicale validissimo che ha fatto della ricerca e della curiostà la sue armi predilette. Per quelli che li conosceranno invece solo ora, una buona occasione per andare a ritroso nella loro discografia.
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