• Giu
    08
    2018

Album

Domino

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I Flasher sono il progetto parallelo del bassista (qui in veste di chitarrista) dei Priests, Taylor Mulitz, il quale però è un po’ come quei giovani che pur di andarsene di casa scappano via con il/la primo/a che capita. Perché quest’emanazione dell’indiavolato gruppo punk di Washington, DC, altro non sembra che l’ennesimo revival 80s scialbo e senza mordente. C’è da dire, però, che non si tratta degli Ottanta patinati di qualche synth band tutta lustrini e chiome fluenti, ma quelli più cazzuti di Clash e Pixies, e ciò rende un po’ meno indigesto l’esordio sulla lunga distanza del terzetto completato da Daniel Saperstein al basso e Emma Baker alla batteria.

Parecchio di suo, nel cercare di rialzarne le sorti, ce lo mette Nicolas Vernhes (Animal Collective, Deerhunter, War On Drugs) in cabina di regia, ciononostante il tutto ha il sapore del già sentito, e al netto di un pugno di episodi appena sopra la media poggianti su melodie non più che carine, sono pochi i motivi per cui questa raccolta di 10 brani – per un totale di poco più di mezz’ora di durata – si farà ricordare. Tra questi certamente XYU e quella Pressure che – insieme a Skim Milk e Who’s Got Time – è anche brano di lancio (accompagnato da video invero curioso) del disco.

Per il resto, piattume all’ennesima potenza, regnano approssimazione e pressappochismo. Ed è anche arduo – fosse anche solo per ragioni geografiche – trovare appigli per sostenere l’aderenza di questo progetto alla gloriosa tradizione hardcore-punk con base a DC, da Fugazi, Bad Brains e Minor Threat in giù. E laddove ci sarebbero le premesse per rievocare lo spirito guerrafondaio di un Joe Strummer o quello isterico/tenebroso di uno Ian Curtis, si finisce al più col celebrare il peggior punk californiano à la Blink 182: poco, troppo poco per parlare di album anche solo sufficiente. Auspichiamo che Mulitz rientri nei ranghi e torni presto a indossare la veste talare.

10 Giugno 2018
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