Recensioni

7.1

Anche se il suo titolo potrebbe trarre in inganno (numerologia esoterica e spirituale?), I è il quarto album dei Föllakzoid. Però, per certi versi, OK, interpretiamolo pure come un nuovo inizio: «una ricalibrazione per la band. È una riconsiderazione multidimensionale di ciò che può essere il processo di songwriting, performance e creazione di un’opera di musica registrata». Minimalisti, tanto negli aspetti sonori quanto in quelli visuali, i cileni – partiti psych e giovanissimi in quattro, ritrovatisi in tre e adesso stabilizzatisi in duo – procedono in flusso di (in)coscienza, disinteressandosi di ogni struttura o narrazione. C’è un altro turning point: a differenza dei precedenti lavori, che vedevano l’impiego di singole take con l’intero gruppo all’opera, stavolta sono state incise oltre sessanta linee distinte di chitarre, basso, batteria, sintetizzatori e voci, successivamente riorganizzate da Atom TM, già coinvolto nel più scuro ed elettronico (e molto positivo) II del 2015, in cui entrava addirittura in prima persona a suonare un Korg appartenuto in origine ai Kraftwerk. Questa riprogrammazione post-studio ha fruttato quattro tracce, qui messe in fila senza veri e propri titoli. Per circa un’ora complessiva di durata.

La sensazione è quella di un viaggio cosmico in perenne divenire, basato su una reiterazione kraut-trance, e dunque al contempo ipnotico e leggermente sfiancante, sebbene spesso e volentieri, come nel secondo movimento contraddistinto da un groove incalzante, in rotazione su se stesso, capace di trascinare ma sempre sul punto di un’esplosione irrealizzabile. Si fluttua nello spazio, affacciati sul mulinello di aria extraterrestre al di là dell’oblò. Con toni acidi nel primo brano, robotici nel terzo, cupamente sci-fi nell’ultimo. Non ci si sgancia del tutto dalla Germania 70s di Neu!, Ash Ra Temple e Popul Vuh, non si smette di subire la fascinazione per i battiti di matrice techno. Il punto di vista finale non è quello dei due musicisti cileni, né quello del produttore tedesco: è una possibilità, una simulazione di realtà. L’ascoltatore, nel fruirne, aggiunge un ulteriore filtro individuale alla percezione dell’esperimento a catena.

A quattro anni di distanza dalla precedente prova su disco, che rimane peraltro il più immediato termine di paragone, senza contare le London Sessions condivise con Jason Pierce (Spacemen 3, Spiritualized), i Föllakzoid – di casa a Sacred Bones dopo essersi fatti le ossa nella Blow Your Mind Records della natia Santiago nella quale sono in parte direttamente coinvolti, in percorso analogo ai conterranei The Holydrug Couple – confermano (per fortuna) di essere un’entità difficilmente codificabile. Sono sciamani travestiti da astronauti, o viceversa. A bordo!

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette