Recensioni

7.6

“Seguimi lettore!”, l’invito di Michail Bulgakov è perverso: Il maestro e margherita è infatti un libro che intreccia sinistre presenze a persecuzioni politiche e redenzioni attese e ricevute. Quello che Montale definiva “un miracolo che ognuno deve salutare con commozione” è un romanzo importante e ambizioso, sicuramente necessario per il periodo storico in cui fece comparsa. Il fatto che Grian Chatten lo abbia divorato durante i mesi più duri del lockdown proiettano un certo fascino in A Hero’s Death.

Fontaines Dc hanno ipnotizzato tutti lo scorso anno con un debutto che frulla i Fall con britpop, le ceneri dell’indie d’inizio millennio e ritratti di comune gente di Dublino. Con Joyce come mentore e un’alchimia fondata sulla comune passione per la letteratura, il quintetto irlandese ha scorrazzato in giro per continenti e si è trovato a fine 2019 tra le classifiche di fine anno di testate prestigiose. Difficile pensare che nel 2020 sarebbe tornato con un nuovo album, illogico supporre che lo avrebbe fatto mostrando una sorprendente crescita artistica.

A Hero’s Death prende il nome da una battuta di The Hostage, opera del connazionale Brendan Behan, lo stesso che scriveva: “Dublin is a city where there’s familiarity without friendship, loneliness without solitude”. Nonostante questo, il secondo album dei Fontaines D.C. ha ben poco interesse per la terra natìa. È stato scritto durante il tour di Dogrel ed è meno affollato del disco d’esordio: non ci sono bozzetti di personaggi, ma un’unica lunga riflessione sulla condizione umana. Non a caso il primo brano s’intitola I Don’t Belong e nel ritornello specifica “to anyone”, ampliando un senso di solitudine e, allo stesso tempo, una rivendicazione di indipendenza.

In Televised Mind si fa avanti una delle influenze più rilevanti dell’album, quella del chitarrista Rowland S. Howard, suggeritaci dalla stessa band nell’intervista rilasciataci qualche settimana fa su queste pagine. A Lucid Dream sembra un omaggio a Big – il brano che apriva Dogrel – ma poi si sviluppa in tutta la sua oscura bellezza e frenesia, oltre a descrivere benissimo nel titolo il mood dell’intero disco. Anche A Hero’s Death è ancorato a una certa tradizione britannica, lo dimostra la smithsiana Oh Such a Spring, bagnata di un’ulteriore tristezza a la Lou Reed, e la lisergica You Said che sembra uscita da una sessione in studio degli Stone Roses. E poi il baritono sartriano contrapposto alle chitarre lancinanti di Living In America, il ritorno al futuro in quella I Was Not Born, intrappolata nella Berlino di Iggy Pop, e il finale etereo affidato alla coppia Sunny No: difficile trovare un gruppo che in così poco tempo riesca a mutare fagocitando diverse suggestioni pur rimanendo se stesso.

Del tutto intatto rispetto all’esordio è, invece, il potente e incisivo ipnotismo dei versi; bellissime istantanee di vita (“I was there when the rain changed direction and fled to play tricks with your hair”), speranze eclissate in consigli (“Sit beneath a light that suits ya / And look forward to a brighter future”) e una disperata ricerca di umanità (“Even though you don’t / You feel, you feel”).

Se in Dogrel i Fontaines Dc ci mettevano undici brani a convincerci con sfrontatezza della loro ambizione, adesso un album con altrettante canzoni ci obbliga a considerarli artisti a tutto tondo che, a dispetto dell’età, hanno una grandissima abilità. Il quintetto, infatti, riesce a giocare col tempo: suona anacronistico senza cadere nel becero citazionismo retromaniaco. Lo fa perché sembra essere in fuga da un futuro spaventoso e aver capito che l’incertezza del presente e la tradizione tramandata dal passato possono dare sollievo in tempi duri, proprio come succede con le favole o con i miti. Non è un caso che A Hero’s Death sia stato influenzato dalla saga irlandese dell’eroe leggendario Cú Chulainn, ben presente in copertina.

Seguire i Fontanes Dc attraverso il loro secondo album significa scendere nell’abisso, fare i conti con se stessi e rimanere profondamente sconvolti di come un gruppo di ventenni sia capace di conoscerti così a fondo e riesca a incarnare così intensamente lo spirito del tempo.

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