Recensioni

Producer di stanza a Glasgow e dall’attività ormai ventennale, Mark Kastner, nome d’arte Galaxian, ha all’attivo una discografia approdata negli anni su roster di rilievo come Transient Force, Militant Science e Lower Parts, giusto per citarne alcuni. Lo stesso artista ha fondato la sua etichetta personale, Doppelganger Records, fissata tuttavia a due sole prove dello stesso Galaxian, ormai risalenti al 2009. Un percorso, quello del Nostro, partito dal beat-making lato 4/4 fino ad arrivare, proprio con l’attivazione del moniker Galaxian, su lavori sempre più scuri e umorali versante electro. L’entrata nel catalogo della Return di Disorder di Helena Hauff – che firma la sua undicesima release – rappresenta quindi il più spontaneo passo in avanti dell’artista.
Proprio riferendosi alla producer di Amburgo, ormai nome di assoluto rilievo nel panorama elettronico a livello di uscite discografiche ma soprattutto per quanto riguarda la dimensione live, in questo nuovo Paradise Engineering Kastner riprende per l’ennesima volta in considerazione le sue personali teorie sonore esaltandole su dimensioni sempre più politiche e sociologiche. Un disco che si interroga sulla straziante condizione umana («Vedo la musica di Galaxian come un veicolo per diffondere questa visione alternativa non dettata dal potere e dalle narrative tradizionali», dichiarava in un’intervista risalente allo scorso anno) intinto in un discorso dai toni surreali, alieni e distopici (Paradise Engineering), in un interessante (ma non necessario) compendio di acid e smanettate sulle macchine (Life Force) con qualche innocente furtarello ai synth a spade di laser di Rustie e a certe “drillate” à-la Richard D. James. Psichedelico, cosmico e profondamente oscuro, Paradise Engineering, pur filosofeggiando di estrema maniera (e non poco) ha il pregio di non perdersi mai negli ampi buchi neri che si autocostruisce.
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