• Ott
    28
    2013

Album

Zone

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Dopo un paio d’anni trascorsi a rimestare gli 80s di EBM, italo disco, synth music bladerunneriana e citazionismo Kraftwerk assortito, Mike Levy ovvero Gesaffelstein ha iniziato a ingranare davvero sulla Turbo di Tiga, cavalcando la maschia ondata electro di fine 00s e calibrando il tiro su un rifforama stroboscopico dalle parti di Proxy, quel The Hacker senza il quale non sarebbe qui a suonare (parole sue), e indietro The Horrorist e i Chemical Brothers di Hey Boy Hey Girl (proposti in variegati bpm).

Fissato su vibrazioni in bianco e nero e una techno mitteleuropea paranoide e paranoica, il suo percorso scorre sull’alta tensione fino ad oggi, toccando punte militaresche darkwave (Conspiracy PT. II) e, in generale, puntando sul bordone pensato per la main room del dancefloor. Levy non caccia i drop dell’EDM, ma si specializza sulle marce verso il nulla e, ciò che più conta, gli riesce talmente bene che, lo stesso Michel Amato / The Hacker collabora con lui nel 2011 (in Zone 4: Crainte / Errance su Zone) e Kanye West lo assolda l’anno successivo per Yeezus, alzando le sue quotazioni.

L’esordio lungo del producer francese è presto detto: Aleph si nutre delle due produzioni per conto del rapper (Black Skinhead in solo e Send It Up con l’amico Brodinski e i Daft Punk) e, in generale, del sostrato electro di quell’album, ovvero della stessa materia che il producer mastica ormai da anni. Out of Line parte sicura su una base tribale, giochi in stereofonia, rintocchi di campane e declami di Chloé Raunet; Pursuit affonda il classico passo nel dancefloor più buio dove ad esser tirati in ballo sono i fratelli chimici e relativi scheletrini ma anche una certa teatralità sci fi à la Ridley Scott (niente di nuovo ma ben fatto); Nameless è interessante per via di profumi Air ben innervati nel tessuto 70s cinematico, oltre che per il fatto che introduce il lato più ambientale, affrescato e, a tratti, kavinskyiano (Piece Of Future) di un lavoro piuttosto funzionale, senza sobbalzi veri, ma con tutti i tocchi tra fashion design e pura vibrazione elettronica (i bassi di Walls Of Memories). Esempi perfetti? Obsession o Hate Or Glory, dal classico riffone synth, battuta lenta e una spirale di synth industrial, oppure la seguente spiritata Hellifornia, con spazi liberi per certo HH testosteroneo e ancora luci di sirene in avvicinamento. Meno efficaci i tiri techno acid di Duel, ma forse la parte più compiaciuta sembra esser quella narrativo strumentale (Values).

12 Novembre 2013
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