Recensioni

Lorenzo Nada è bravo e lo sappiamo. Il suo ultimo disco, Plush & Safe (ormai di due anni fa), ci era piaciuto molto e ne avevamo anche parlato direttamente con lui. La sensazione era che quell’album rappresentasse il punto di arrivo di un percorso coerente e lasciato respirare e svilupparsi nel migliore dei modi. La cifra stilistica, ormai consolidata e riconoscibilissima, del progetto Godblesscomputers era “arrivata”: intimismo post-soul, un forte retaggio hip hop e quella morbidezza tutta umana che aveva lanciato l’ossimorica espressione di “elettronica organica”. A fronte di un disco riuscito, il pericolo era però che la formula di successo si trasformasse in rito e maniera.
Così non è stato, e Solchi è un nuovo lavoro in cui Nada dimostra una volta di più di sapersi muovere agilmente nello scansare i cliché in cui potrebbe incappare. «Un viaggio a ritroso nel tempo», come lo ha lui stesso definito, in cui le sue tante influenze si cedono vicendevolmente il passo in un colorato caleidoscopio stilistico che rinfresca la formula senza mai scadere nella cartolina pre-confezionata. Fa un po’ tutto quello che gli gira il buon Nada, divertendosi e spaziando alla grande: così sulle impalcature (ancora) mutuate dall’hip hop arrivano kalimbe e piani elettrici (Brothers), languide morbidezze da tramonto estivo (Adriatica) e soprattutto assolute sorprese come la funk-house pailettosa e danzereccia di Records (a quattro mani con Ricky Cardelli di Funk Rimini). I risultati migliori arrivano poi quando il producer bolognese cesella la base per i tanti ospiti. Una strada che già aveva percorso, anche se non in modo così “sistematico”, e che recentemente era stata riproposta con gli ottimi beat per Il Tempo non ci Basterà e Malibu di Mecna. Ora la presenza di contributi esterni diventa l’occasione per ampliare ulteriormente la palette, con il neo-soul di How About U ft. Davide Shorty (di cui già vi avevamo parlato) e i ritmi in levare di Life on Fire ft. Forelock (voce degli Arawak) e Paolo Baldini.
Se poi dobbiamo scegliere i nostri due momenti preferiti, andiamo con le due crepuscolari ballad Dreamers e Father’s Light – rispettivamente con collaborazioni con i Klune e gli Inude. Altro centro.
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