• Ago
    07
    2015

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Loma Vista

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Dopo gli esordi, segnati da quei bagliori industrial-rock, post-punk di matrice “trentrenznoriana” ed electro-punk a là Crystal Castles, il quartetto losangelino ha – col tempo – coltivato una sua diversità, continuando a reinventarsi poco a poco, ad ogni pubblicazione. Il tutto aggiungendo e integrando alcuni elementi e nuove suggestioni stilistiche, fino ad adagiarsi sulle sonorità dream-pop-shoegaze di questo disco.

Reduce da un’immersione nel mondo videoludico (con la scrittura della colonna sonora di Max Payne 3, ultimo prodotto della Rockstar North), la band torna dopo sei anni da Get Color, un album segnato da una sorta di techno-rock deforme di «nevrosi post-punk e tribalismo muscolare e in perenne tensione». 
Una tensione percepibile anche in Death Magic fin dai primi gong di VICTIM, dove l’aria si fa cupa e pesante e dove – come fosse un ossimoro – si innalza la voce androgina di Jake Duzsik, che rilascia endorfine, spazza via il buio e lascia spazio alle melodie soft-industrial di Stonefist.

Un dualismo costante, una sorta di catarsi che gioca su forze contrastanti: da un lato le pulsioni distruttive della musica industrial e dall’altro un pop elettronico meno oppressivo. Le due correnti si scontrano, si dimenano, ma in qualche modo si mescolano bene e danno vita ad un elisir introspettivo, viscerale quanto necessario. Con lo scorrere dei pezzi, il sound sembra prendere una piega sempre più electro-dance incline alle sonorità dell’ominimo esordio, a cui però questa volta si aggiunge l’esperienza degli anni e una produzione sbalorditiva che passa da Haxan Cloak (avvistato di recente anche al missaggio dell’ultimo album di Björk) a Andrew Daswon, l’ingegnere che da tempo lavora con Kanye West. A prendere piede è anche la componente pop (dettata senza ombra di dubbio dagli ascolti di Depeche Mode e Rihanna, come dichiarano i Nostri in una recente intervista), fino a scaturire in una sorta di pop lercio: come se i Nine Inch Nails sposassero la commercialità di Rihanna e gli mettessero le corna di tanto in tanto con Lady Gaga.

Nonostante momenti meno sorprendenti come Salvia, l’elevazione elettronica di Life, le ritmiche tribali di New Coke e Men Today con i loro annessi cambi di tempo, i momenti synth-pop 70s di Flesh Word (UK) sono fattori che sommati rendono Death Magic un disco godibile ed elegante. Un’eleganza inaspettata che sarà difficile da portare sul palco e da mantenere, ma che per ora dona agli Health una curiosità stilistica sbalorditiva.

8 Agosto 2015
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