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7.6

È un disco importante questo terzo degli Hercules And Love Affair. Dopo il boom dell’esordio omonimo che ha fatto muovere l’anima a molti houseofili e non solo con Blind (complice anche l’ottimo featuring di Antony Hegarty), qualche compilation e il sophomore Blue Songs che ci aveva colpito per l’intensità della proposta, questo nuovo lavoro va oltre, restando pur sempre sulla classica materia da dancefloor. La politica del gruppo di Andrew Butler non cambia: far partecipare all’album dei vocalist con le palle, magari sconosciuti ai più, e architettare una base house sinuosa che esalti la loro vocalità e il loro atteggiamento verso la canzone. Il tutto in maniera sopraffina, con una capacità di arrangiamento che usa poche armi calibrate a puntino, ovvero i classici stilemi old-school house e disco. In più, per chiudere il cerchio, vengono riprese in mano anche le armi dell’electro che la DFA di inizio duemila, gli Hot Chip e altri hanno saputo magistralmente combinare, riportando la techno più pesa sul dancefloor demi-pop: mossa produttiva che si ripresenta a ondate più o meno lunghe sui dancefloor post-millennial.

In un’intervista precedente all’uscita, Andy ha dichiarato di aver utilizzato “basslines cattive, suoni violenti, nebbiosi, crudi, forti, produzioni house old school che suonassero quasi techno” e di aver voluto costruire un album aggressivo. Un cambio di rotta? In effetti la proposta è leggermente meno soul del solito e più votata al ballo. Ma la tecnica non raffredda il risultato, anzi lo carica di particolari d’eccellenza. 

L’iniziale Hercules Theme 2014 viaggia con synth à la LFO su una bassline in slo-motion da brivido retrofuturistico, My Offence è un soul squadrato che sembra venire dall’electro nordica dei migliori Gus Gus, I Try To Talk To You in brivido baritonal-crooner per il già nominato ai BRITS John Grant, That’s Not Me già uscito come primo singolo e vibrante classic house grazie alla voce del cantante di Ghent Gustaph che suona molto come Sylvester, Think è puro oro colato techy-house Novanta, 5:43 To Freedom sfarzo newyorchese con sessione di fiati Broadway in chiusa acid, The Light con chitarrine slide su basi puramente minimal, Liberty è l’omaggio alle basi squadrate di Mantronix e compagnia di Brooklyn, Do You Feel The Same? coniuga i bassi dei Phuture con la voce stellare di Gustaph ed erà già stata trattata in un EP di remix da nomi del calibro di Derrick Carter e Deetron. Infine The Key chiude il tutto con uno stomp tagliato su arrangiamenti jazz abbelliti dalle vocals di Rouge Mary. 

Il disco è stato co-prodotto dagli Ha-Ze Factory di Vienna (Philipp Haffner e Constantin Zeileissen, già visti nel DJ-Kicks di qualche anno fa) e da Mark Pistel (Meat Beat Manifesto, MC 900 Foot Jesus, Gace Jones, che aveva già lavorato al sophomore) ed è un eccellente ritorno alle origini house per uno dei gruppi che non smette di tenere alta la voglia di far ballare puntando tutto su qualità e feeling. Andy Butler riesce a costruire un mondo house che guarda al pop senza cadere nel ridicolo o nel banale. È sempre un piacere, Hercules. 

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